LO SPETTRO STAGFLATION SI AGGIRA PER LA UE – Mario Draghi 2.0 by Franco Vergnano

LO SPETTRO STAGFLATION SI AGGIRA PER LA UE – Mario Draghi 2.0 by Franco Vergnano

By Giuseppe

LO SPETTRO DI RECESSIONE PIU’ INFLAZIONE

Da quasi due anni la produzione industriale arretra, ma i prezzi rialzano la testa. In questo scenario, lo spettro che s’aggira per l’Europa è quello della stagflazione, un cocktail tossico

Newsfood.com, 22 febbraio 2025

 

NOTA DEL DIRETTORE
Comunità Europea, una barca che sta andando alla deriva… anche lo stesso Draghi, in questi giorni ha duramente bacchettato i vertici UE , colpevoli di scarsa efficienza e solo capaci a dire dei NO.
Da quasi due anni la produzione industriale arretra, ma i prezzi rialzano la testa. In questo scenario, lo spettro che s’aggira per l’Europa è quello della stagflazione, un cocktail tossico tra prezzi in salita a fronte di un’economia in recessione: un vero e proprio incubo di politica economica contro il quale gli economisti non hanno nessuna ricetta, come sostiene anche Nouriel Roubini, l’economista che aveva previsto la grande crisi mondiale del 2008 dove arrivò al fallimento anche la banca d’affari Lehman Brothers. Lo mette in evidenza il nostro editorialista Franco Vergnano in un articolo che pubblichiamo per gentile concessione dell’editore La Ragione.
Giuseppe Danielli

 

==

Draghi 2.0 – LO SPETTRO STAGFLATION SI AGGIRA PER LA UE

di FRANCO VERGNANO

L’economia europea ristagna, mentre il resto del mondo cresce ha detto Mario Draghi, tra le altre cose, parlando davanti al parlamento europeo. L’ex presidente della Bce, ed ex presidente del Consiglio, ha parlato a Bruxelles come relatore nella Settimana parlamentare europea 2025. Aggiungendo anche: “Dite no al debito pubblico, dite no al mercato unico, dite no alla creazione dell’unione dei capitali: non si può dire no a tutto”. La Ue deve agire come fosse una cosa sola su almeno tre dossier, “right now”, cioè adesso, qui e ora, e farlo subito.

Parola sante. Ma non basta. Perché, sul versante prettamente economico, sull’Europa incombe come uno spettro l’incubo della stagflazione, anche se nessuno sembra preoccuparsene più di tanto. In recessione, con poca domanda di beni e servizi, i prezzi – dicono da sempre i sacri testi della “scienza triste” – dovrebbero stagnare o scendere. E invece succede il contrario. La Bce giocherà la contromossa della riduzione del costo del denaro. Ma le varianti sono tutt’altro che sotto controllo.

Il conclamato rallentamento dell’economia dell’Eurozona dovrebbe frenare l’inflazione? Forse. La Bce al momento asseconda quest’ultima impostazione. A differenza della consorella di Washington, continua a ridurre il costo del denaro. Lo fa anche perché teme il peggior incubo degli economisti: il combinarsi di recessione e di inflazione insieme. È la stagflazione, in apparenza un fenomeno che nega le leggi di gravità dell’economia. Nel senso che in recessione i prezzi dovrebbero diminuire. Eppure il fenomeno ci segue come un’ombra, mentre l’economista statunitense, con studi anche alla Bocconi, Nouriel Roubini (sì, proprio quello che in un famoso intervento al Fmi aveva previsto la grande crisi dei subprime Usa, nel 2008) lo vede ormai vicino. La causa? Lo choc d’offerta sommato a politiche monetarie accomodanti. La Bce teme più la recessione e taglia ancora i tassi d’interesse per schivare il Moloch della stagflazione. Ma i dazi imposti da Trump alle merci in ingresso negli Usa e la risposta a specchio di Cina ed Ue rischiano di mandare i suoi buoni propositi all’aria.

Tornando ai prezzi, la speranza in Euroarea è che il loro incremento resti transitorio. Ma difficilmente potremo ritornare a breve-medio termine a parlare di “fine dell’inflazione”, una chimera annunciata all’epoca d’oro della globalizzazione, da dopo la caduta dell’Unione sovietica al 2008. In quegli anni politiche monetarie espansive potevano convivere con prezzi stabili. La ratio era demografica e politica, determinata in Occidente dall’ultima coda del baby boom e dal crescente apporto del lavoro femminile; nel resto del mondo, da una grande offerta di lavoro a prezzi competitivi. Ma questo era il mondo di ieri.

Oggi, salvo (improbabili) esplosioni di produttività, quel motore deflattivo è bloccato. Se a ciò si aggiungono l’insicurezza geopolitica e la guerra dei dazi, pare difficile riuscire a scamparla. Ma aumentano anche le difficoltà nell’affrontare l’inflazione: lo ha spiegato bene Bankitalia, sia nel suo più recente bollettino sia con le parole del Governatore, Fabio Panetta.

Sullo sfondo, si profila anche lo stretto legame tra dazi, inflazione e cambio euro/dollaro: gli economisti propongono due scenari. Ecco quello soft: le barriere all’import di Trump inflazionano l’economia Usa e spingono la Fed ad alzare i tassi; in tal modo si svaluterebbe l’euro sul dollaro. Se la perdita di valore monetario fosse contenuta (ma sufficiente a compensare i dazi) l’urto sul nostro export sarebbe sopportabile. Al contrario, l’hard landing prevede invece che con una guerra tariffaria reciproca e spinta, importeremmo inflazione proprio dalle gabelle sulle merci americane. Così si innescherebbe una spirale perversa con inflazione nell’Eurozona, stretta monetaria della Bce e possibile stagflazione. Brutta partita dove tutti perdono.

 

Franco Vergnano

335-5648.465

 

 

Redazione Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE
Direttore Giuseppe Danielli
Contatti

Tag: #PinsaRomana #CorradoDiMarco #CucinaItaliana #WorldPinsaDay #InnovazioneGastronomica

 

Condividi su:

VISITA LO SHOP ONLINE DI NEWSFOOD