Latte Alto Adige, tradizione e innovazione al femminile

Latte Alto Adige, tradizione e innovazione al femminile

Il latte a Marchio di Qualità Alto Adige si tinge di rosa con le produttrici del cosiddetto “oro bianco” altoatesino. Tra le circa 4.500 famiglie contadine, numerose sono le donne che, per amore della loro terra o per eredità familiare, oggi possono raccontare la qualità dei prodotti agricoli dell’Alto Adige e trasmettere, soprattutto alle nuove generazioni, i valori principali del settore lattiero-caseario altoatesino.

Le produttrici del latte a Marchio di Qualità Alto Adige rappresentano una parte fondamentale dell’economia del settore agricolo, che basa il suo sostentamento per il 92% sulla produzione lattiero casearia. Le contadine sono infatti la testimonianza tangibile di come tradizione e innovazione – pilastri e leve primarie del settore – possano coesistere e influenzarsi a vicenda per ottenere quei prodotti derivati di straordinaria qualità che oggi contraddistinguono le 9 latterie dell’ Alto Adige.

La tradizione di Verena Perathoner

Tra le contadine, Verena Perathoner è l’esempio di come passione e attività lavorativa possano spesso andare di pari passo. A soli vent’anni, Verena può vantare già una grande esperienza nel settore. “Sono cresciuta in un maso, mi sono occupata fin da piccola del benessere delle mie mucche e del sostentamento, anche economico, del maso di famiglia”, ha raccontato. I più giovani in Alto Adige sono fieri di portare avanti le tradizioni e supportare con grande passione la gestione dei masi di famiglia. Tutti i membri svolgono lavori manuali e si aiutano a vicenda, dall’approvvigionamento del fieno su pendii molto ripidi fino al foraggio e al momento della mungitura. “Il latte per me è la vita stessa e oggi sono molto fiera di poter testimoniare la qualità dell’oro bianco dell’Alto Adige””, aggiunge Verena.

Come altri contadini altoatesini, anche la famiglia di Verena ha fatto del maso e della sua sopravvivenza una questione generazionale. Basti pensare che oggi oltre un terzo delle aziende agricole del territorio è costituito da masi aviti, un titolo riconosciuto alle famiglie rimaste in successione diretta per almeno duecento anni. Solo il 5% delle aziende agricole a gestione famigliare oggi in Alto Adige si affida a lavoratori esterni e questo dimostra come la qualità del settore agricolo, e del settore lattiero-caseario più nello specifico, risieda proprio nel radicamento famigliare.

Come da tradizione, dunque, anche la famiglia di Verena gestisce il maso da generazioni e ogni membro si occupa di fare tutto: dalla mungitura fino alla lavorazione del fieno. Il loro latte viene conferito alla latteria Brimi – una delle 9 latterie in Alto Adige – che si occupa poi di trasformare la materia prima in prodotti derivati, come la mozzarella.

Verena stessa crede fortemente che “la soluzione per un futuro più sostenibile risiede in un prodotto che prevede una lavorazione di tipo tradizionale ma con un’accezione sostenibile” e aggiunge: “i contadini producono il loro fieno sui pascoli alpini. In fondo, il futuro sta tutto qui, tra queste terre e le nostre tradizioni, le quali, se rispettate e tutelate, possono garantire la sopravvivenza di tutto il mondo agricolo altoatesino”.

L’innovazione di Rosina Kuen Öttl

Non solo tradizione, il settore lattiero-caseario guarda sempre più al futuro con la voglia di innovare e innovarsi per restare al passo con i tempi e far sì che la sostenibilità diventi sempre più parte di ogni singola fase del processo produttivo.

Lo sa bene Rosina Kuen Öttl, una delle 15 ambasciatrici del latte dell’Alto Adige – che si occupano di tramandare alle nuove generazioni i valori del settore lattiero-caseario – sempre pronta a sperimentare e innovare con curiosità e spirito di intraprendenza.

Rosina, come ambasciatrice del latte e membro della latteria Mila, famosa per la produzione di Yogurt, Skyr e formaggi, si occupa oggi di diffondere i valori e i principi del settore lattiero-caseario ai più piccoli, in chiave educativa e divertente. “Il mio obiettivo – racconta – è quello di sottolineare come la qualità del latte dipende dall’intero ciclo, dal vitello fino al prodotto finito, dall’alimentazione e benessere degli animali e dalla natura stessa dell’Alto Adige”.

Oltre l’innovazione di prodotto portata avanti da Rosina, l’innovazione più in generale di tutto il settore lattiero-caseario risiede nella scelta dei packaging, la cui produzione e smaltimento ha un impatto sull’ambiente. Ecco perché l’intero settore e la Federazione delle latterie Alto Adige si impegna per limitare il più possibile l’uso di imballaggi di plastica e di testare nuovi materiali come ad esempio barattoli dello yogurt che possono essere riciclati nella carta oppure realizzati con materiali innovativi e smaltibili come la carta da zucchero.

Innovazione però significa anche avere cura delle risorse che la natura ci offre ed è per questo che sono sempre più numerosi oggi i masi che puntano su fonti di energia rinnovabili: un terzo delle aziende agricole (circa 4.500 masi) produce ormai energia verde e 330 aziende sono socie di impianti per la produzione di biogas. Le 9 latterie della Federazione sono molto attente nell’assicurare che l’energia necessaria all’intero processo produttivo provenga 100% da fonti rinnovabili, nel completo rispetto dell’ambiente e del territorio.

Per Rosina “il futuro risiede nel lavoro quotidiano e nella passione per i frutti di questa terra; nel trasmettere alle nuove generazioni i valori e la genuinità del settore e nella capacità di saper ritornare all’essenziale”. Lei come Verena, infatti, individua nel latte il futuro stesso dell’intero settore, poiché mix vincente e di qualità della tradizione e dell’innovazione.

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