In continuo aumento i turisti low cost a Bergamo
5 Dicembre 2007
Bergamo – L’82,57% dei passeggeri che transitano per lo scalo di Orio al Serio utilizza voli low cost, segno che i voli a basso prezzo sono entrati nelle abitudini dei viaggiatori, in
cifre, nel 2006 sono transitati 4339722 passeggeri, su un totale di oltre 5,2 milioni e nei primi 10 mesi del 2007 si è già arrivati ad oltre 3,9 milioni di passeggeri “low cost”.
Qual è il profilo del classico viaggiatore low cost? La risposta è arrivata questa mattina in occasione della presentazione, nello Spazio Viterbi della Provincia di Bergamo, della
ricerca sui turisti low cost all’aeroporto di Orio al Serio, curata dal CeSTIT dell’Università di Bergamo.
All’incontro erano presenti: Tecla Rondi, assessore provinciale al Turismo; Emilio Bellingardi, Chief Operating Officer SACBO; Andrea Macchiavelli, direttore CeSTIT; Lara Cinesi, ricercatrice
CeSTIT.
L’assessore Tecla Rondi, sottolineando l’impegno della Provincia di questi anni per la valorizzazione e promozione del territorio e del turismo (attraverso Turismo Bergamo), ha reso merito al
lavoro degli operatori privati, dell’Università di Bergamo e soprattutto a Sacbo e all’aeroporto di Orio al Serio.
Proprio in merito allo scalo orobico, è intervenuto Emilio Bellingardi, di Sacbo, che ha presentato una serie di dati, evidenziando la crescita esponenziale dell’aeroporto dal 2002 ad
oggi. Una crescita che ha permesso di passare da 1.252.878 (2002) a 5.244.794 passeggeri totali (2006), di cui rispettivamente 410.333 low cost nel 2002 contro gli oltre 4,3 milioni dell’anno
scorso. L’incremento ha interessato anche le destinazioni, passate dalle 14 del dicembre 2001 alle 75 del dicembre 2007.
“Agli inizi – ha commentato Emilio Bellingardi – il fenomeno low cost è stato alimentato principalmente dal turismo giovanile. Progressivamente i voli low cost sono entrati nelle
abitudini dei viaggiatori fino ad acquisire caratteristiche di massa, stimolando la creazione di direttrici di traffico precedentemente inesistenti e permettendo l’uso dell’aereo a quote sempre
maggiori di popolazione. Attualmente i voli a basso costo rispondono anche a esigenze di collegamenti business sia per grandi gruppi che per imprese medio/piccole che hanno necessità di
una maggior attenzione ai costi”.
Diverse le novità annunciate sul futuro dei voli low cost a Orio: il consolidamento dei flussi da e per le principali nazioni estere già servite, un ulteriore sviluppo dei
collegamenti nazionali, la crescita dei mercati nuovi, soprattutto verso Est, lo sviluppo del low-cost turistico verso destinazioni tipicamente vacanziere (Ibiza, Palma di Maiorca) e il
miglioramento del livello di accessibilità al trasporto aereo italiano.
Lara Cinesi, insieme al professor Andrea Macchiavelli, hanno esposto i risultati più significativi dell’indagine che ha individuato i profili del turista straniero low cost che arriva ad
Orio, oltre al profilo del turista italiano che parte dallo scalo bergamasco.
Turisti stranieri low cost – Dallo studio emerge la presenza di una maggiore componente giovanile (sotto i 34 anni), arrivata al 53%; la percentuale degli studenti che arrivano ad Orio
è del 23%.
Il 66% degli arrivi proviene da Gran Bretagna, Spagna e Germania: dal 2004 ad oggi vi è stato un sensibile incremento della componente dei turisti inglesi che oggi raggiunge il 37,2%.
Allo stesso modo si è rafforzata la componente spagnola passata dal 7,3% del 2004, al 18,9% del 2006. Chi atterra con un volo low cost ad Orio è spinto, per il 58,1% da
motivazioni vacanziere. Le altre tre componenti significative sono: motivi di lavoro, visita a parenti o amici e motivi di studio.
Se da una parte le altre regioni, perdono quote di mercato, i turisti che sono destinati alla Lombardia, sono il 60% del totale che arriva ad Orio. La provincia che, nel corso degli ultimi tre
anni, si è maggiormente consolidata è Bergamo dove si fermano il 20,2% dei turisti.
Le altre province sono Milano con il 54,1%, Brescia con 9,2% e Como con l’8,5%. In sintesi a Milano si ferma un terzo dei turisti che atterra ad Orio, a Bergamo il 12,3%.
Per quanto riguarda il pernottamento, sale dal 39,3% del 2004 al 58,6% del 2006, la componente che sceglie l’albergo. “I motivi di questo aumento – commenta il professore Macchiavelli – sono da
ricercare, da una parte nel fatto che gli alberghi oggi sono più economici e dall’altra che stiamo assistendo ad una polarizzazione dei consumi perchè i turisti viaggiano low
costo per poi spendere di più sul territorio”.
Sul fronte della spesa, il turista low cost spende un po’ meno della media dei turisti stranieri in Italia. La spesa media giornaliera risulta, nel 2006, di 78,68 euro contro gli 87 del turista
straniero medio in Italia. La nazionalità che spende di più è quella inglese con 110 euro, quella che spende meno la spagnola con 42 euro, causa la maggiore presenza della
componente studentesca. Non è quindi un problema di reddito ma di diverso tipo di turismo. La componente principale della spesa interessa l’alloggio, con una media di 39 Euro
circa.
Gli inglesi praticano un turismo leisure, componente che supera il 70% e si fermano quindi per un tempo più breve. Gli spagnoli invece sono presenti con turisti più giovani
indotti in parte per motivi di studio con poca capacità di spesa. I tedeschi invece rappresentano una via di mezzo tra i due profili, considerati con un profilo e un comportamento
più vicino a quello degli inglesi..’
La durata del soggiorno ha una media di 5,25 giorni, contro il 6,44 del 2004. Per quanto riguarda Bergamo la permanenza media è di 2,67 giorni.
Turisti italiani all’estero in partenza da Orio al Serio – Considerati gli italiani in partenza appare il profilo di un turista che ha ancora meno famigliarità con il volo low
cost di quanto non abbiano gli stranieri. È un turista più giovane: il 67,4% ha meno di 34 anni. Spende meno degli stranieri in Italia, con una media di 61 Euro; ciò
dipende dal fatto che le destinazioni sono meno care, ma anche che la componente che utilizza i voli per vacanza è minore rispetto a quella per stranieri, essendo più consistente
la componente che ha come motivazione il lavoro. Il ricorso all’albergo è minoritario. La durata media del soggiorno è più alta (8 giorni contro 5,2). Tra le destinazioni
non si riscontra la concentrazione che si registra in arrivo. Pur essendo la Gran Bretagna (22,4%) e la Spagna (20,9%), le due destinazioni più importanti, vi è una buona
distribuzione anche su altri paesi, soprattutto Germania, Olanda, Norvegia e Belgio.
“I dati devono farci riflettere in termini di servizi e marketing da mettere in atto – ha detto il professor Andrea Macchiavelli -. Sappiamo che è aumentata la concentrazione di inglesi,
spagnoli e tedeschi e sono gli inglesi a spendere di più. L’inglese quindi va curato nei servizi, mentre lo spagnolo, che spende meno, va educato a spendere. Il turista low cost usa
internet ed è disponibile a farsi indirizzare e il più delle volte non conosce il territorio in cui va”.




