Grandi Chef alla MIA, sotto la regia di Gualtiero Marchesi

Rimini – L’alta cucina è stata protagonista oggi alla 38a Mostra Internazionale dell’Alimentazione – in programma fino a domani a Rimini Fiera con l’11° Concorso
Bocuse d’Or, si tratta di una delle competizioni riservate ai cuochi più prestigiose al mondo ed è intitolata a Paul Bocuse, 82enne francese considerato il più
straordinario cuoco del XX secolo, tanto che l’ex presidente francese Jacques Chirac lo definì «un monumento del nostro patrimonio nazionale».

A presiedere la selezione italiana al Concorso era un altro totem della cucina, Gualtiero Marchesi, cuoco fra i più famosi e primo in Italia ad ottenere col suo ristorante le tre stelle
della Guida Michelin. Insieme a critici gastronomici ha giudicato il lavoro dei sei cuochi italiani che hanno partecipato alla selezione: solo il primo potrà competere in luglio a
Stavanger (Norvegia) per poi tentare di assicurarsi un posto alla fase finale del concorso che si svolgerà a Lione nel gennaio 2009.

In gara oggi alla MIA Stefano Pinciaroli da Cerreto Guidi (FI), Gaetano Ragunì da Forlimpopoli (FC), Angelo Giovanni Di Lena da Cesena, Stefano Leone romano di nascita ma attualmente al
lavoro in Danimarca, Sabatino Amendola di Piano di Sorrento (NA) e Nicola Vizzarri di Termoli (CB).

Il concorso si è avviato in mattinata, la sfida riguardava la preparazione di due piatti, uno a base di agnello e l’altro di salmone. Tutto ciò che è stato utilizzato
durante la prova era prodotto fresco, nessuna preparazione è consentita prima della prova.
Al termine è risultato vincitore Gaetano Ragunì, nato a Forlimpopoli e chef del Club Hotel Dante di Cervia.

«Gli italiani – ha detto Gualtiero Marchesi al termine dell’evento – tendono a consumare sempre più pasti al di fuori di casa e avanza la tendenza a consumare piccoli assaggi, mini
porzioni e sempre di fretta. Capisco le necessità e qui a questa Fiera vedo tante soluzioni per questa domanda in crescita. Al contempo va tutelata la tradizione della cucina di casa e
una bella cena fra amici e parenti. Forse per questo mutamento dei costumi i grandi ristoranti sono un po’ in difficoltà, ma questo non è preoccupante perché certi locali
è bene che siano guidati in cucina da veri professionisti. Oggi vedo in cucina più fantasisti che cuochi, si esaspera un concetto di creatività che ammalia i giovani e li
porta su una strada sbagliata. Io assimilo sempre la cucina alla musica: prima bisogna frequentare il conservatorio e poi, acquisiti i fondamentali, dedicarsi all’interpretazione. Contesto
anche chi accusa di ripetitività la cucina del ristorante classico: è vero, tutti i giorni si ripropone lo stesso piatto, ma quel piatto lo rifai, non lo ripeti. Se un cuoco
è bravo e motivato, ogni giorno lo migliora».

A proposito della cucina italiana, Marchesi ha le idee chiare: «Abbiamo le carte in regola per rappresentare una scuola nel mondo, ma manca la struttura di riferimento,
un sostegno reale. Due giorni fa il presidente francese Sarkozy ha deciso di chiedere l’inserimento della cucina del suo paese nel patrimonio mondiale dell’Unesco, definendola la migliore del
mondo. Ecco: in Italia non accade un fatto del genere, anche se l’Italia non ha nulla da invidiare alla Francia e tanto meno alla Spagna, che con la sua invasione all’insegna della chimica mi
pare un po’ al tramonto».

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