Giugno monsonico manda in tilt le colture

Un mese di giugno quasi monsonico ha mandato in tilt le coltivazioni con la caduta di precipitazioni abbondanti che hanno pregiudicato i raccolti soprattutto nella pianura padana, ma anche in
altre zone della Penisola. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare le rilevazioni degli esperti dell’Osservatorio Geofisico del Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e dell’Ambiente
dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, che fanno pensare ad un regime monsonico con precipitazioni per complessivi 124,3 millimetri nei primi 16 giorni di giugno,
un valore che è oltre il doppio del valore medio mensile 1971-2000 che è stato di 51,1 millimetri.

Secondo le prime stime Coldiretti, temporali, grandine e nubifragi hanno provocato in Emilia Romagna danni che vanno dal 50 per cento su produzioni pregio come ciliegie di Vignola, prugne e
susine a danni ancora difficilmente quantificabili su prodotti come le pesche, le pere, le mele, i meloni e i cocomeri, cui l’eccessiva pioggia rischia di provocare malattie che possono
annullare il 30% delle produzioni. Ancor più grave la situazione sul fronte dei seminativi. Molti ettari di frumento in Emilia Romagna sono a terra e si stima una perdita di
produzione tra il 30 e il 40 per cento soprattutto nelle aree orientali della regione. Nel piacentino in diverse aree dove la raccolta del grano è praticamente impossibile,
c’è chi lo sta trinciando come alimento per i bovini.

Pesante anche la situazione dei foraggi, dove l’acqua ha fatto marcire il primo taglio in percentuali variabili dal 20 per cento della pianura reggiana al 90 per cento della montagna parmense.
Sarà crisi forte per il pomodoro da industria colpito soprattutto nelle due principali aree produttive del piacentino e del ferrarese. A Piacenza si stima un perdita del 30 per
cento del prodotto precoce, mentre nel ferrarese in alcune aree, come la zona di Comacchio, ci sono aziende che hanno perso l’intero raccolto.

I produttori oltre alle perdite economiche causate dalla mancata produzione, si ritroveranno a dover sostenere maggiori costi per scongiurare il rischio di malattie alle coltivazioni rimaste in
campo, per acquistare mangimi negli allevamenti e per ripristinare i terreni dove il raccolto ̬ andato distrutto. Si tratta Рconclude la Coldiretti Рdi un aggravio dei bilanci
aziendali che, abbinato all’aumento nell’ultimo anno del 30 per cento del gasolio, del 26 per cento dei concimi e del 23 per cento dei mangimi.

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