G7 2024 in Puglia – I Grandi della terra alla scoperta del vero Made in Italy

G7 2024 in Puglia – I Grandi della terra alla scoperta del vero Made in Italy

By Giuseppe

Occasione mancata per far conoscere le  orecchiette di farina di grano arso con germogli di zucca; la parmigiana di borragine; la purea di fave di Carpino, le cicorielle e olio extravergine; i fiori di zucca farciti con caciocavallo e basilico…

G7 2024 in Puglia – I Grandi della terra alla scoperta del vero Made in Italy

Qui la proposta di Peppe Zullo per il menu del  G7 (clicca qui)

Orsara di Puglia, Newsfood.com, 13 giugno 2024

di Michele Pizzillo

I grandi della terra riuniti in Puglia per “cercare”, almeno sembra, le giuste strategie adatte a creare, come si dice da sempre, un mondo migliore. Ci riusciranno nell’ameno luogo scelto per il G7 in corso a Borgo Egnazia (sia ben chiaro che trattasi di un lussuoso resort privato, non di una località pubblica)? Ci riusciranno? 

Intanto c’è già una certezza e, cioè, mangiare e bere bene. Se, però, l’organizzatore dell’evento – il Governo Italiano – avesse coinvolto un po’ tutta la Puglia, probabilmente non tutto si sarebbe circoscritto al lussuoso resort (e, sul francobollo celebrativo sarebbe stato anche trascritto il nome della città di Fasano, nel cui territorio è ubicata la struttura scelta per l’evento) sulle tavole imbandite tra una sessione e l’altra dell’importante evento, qualche nostro cuoco avrebbe potuto proporre il piatto della felicità a base di prodotti naturali raccolti, per esempio, nella Valle della Felicità.

Una location – prendiamo in prestito un termine inglese visto che è la lingua ufficiale del G7 -, questa Valle della Felicità, che si trova ad Orsara di Puglia, nel Subappennino della Daunia, ed è amorevolmente curata dal grande chef, Peppe Zullo, da tutti definito cuoco-contadino mentre noi preferiamo indicarlo come il cuoco dei Due Mondi visto che è stato proprietario di ristoranti a Boston e in Messico, prima di ritornare nel paesino di origine per trasformarlo nel luogo ideale per mangiare in modo naturale. 

Per il G7 Peppe avrebbe proposto un menù con tutti i prodotti raccolti nei terreni che circondano il suo ristorante, Villa Jamele,  ed in particolare borragine, marasciuolo, cicorielle, fiori di zucca, lampascioni, con l’aggiunta di olio extravergine di oliva (la sua oliva del cuore è la peranzana), provolone e scamorze ottenuti da latte di mucca podolica, fave di Carpino pane e vino pugliese. Prodotti che Peppe definisce democratici perché di facile reperibilità; mentre lui riesce anche a fare un piatto patriottico, richiamandosi alla nostra bandiera, perché lo fa di tre strati e, ovviamente con i colori del Tricolore e, cioè, borraggine (per il verde), scamorza (per il bianco), pomodoro (per il rosso). 

Per il menù del G7 lo chef foggiano ha praticamente pronto altre glorie gastronomiche della sua terra per proporre le orecchiette di farina di grano arso con germogli di zucca; la parmigiana di melanzane; purea di fave di Carpino, cicorielle e olio extravergine; fiori di zucca farciti con caciocavallo e basilico. Tutto accompagnato da vino pugliese e di grande qualità, che da qualche decennio a questa parte è presente nei migliori ristoranti di tutto il mondo.

Se, poi, a Peppe Zullo si affianca un altro cuoco molto legato alla terra, Pietro Zito di Antichi Sapori, ameno ristorante di Montegrosso, frazione di Andria, beh, il G7 avrebbe veramente rappresentato tutto il mondo visto che tra Orsara di Puglia e Andria, non sarebbe mancato l’occhio vigile di un grande personaggio storico come l’imperatore di Federico II di Svevia, che batteva questa terre – disseminate anche dei castelli che ha fatto costruire – perché Castel del Monte, in agro di Andria e con suggestive panoramiche su buona parte della Puglia e della Basilicata, era la sua dimora preferita e, probabilmente, sarebbe stata la location ideale per un incontro di grande importanza politica come il G7.

Capitolo vini. La presenza di etichette pugliesi poteva essere un po’ più ampia. Abbiamo notato la presenza di uno storico vino pugliese, il Moscato di Trani, in questa occasione “Estasi” prodotto da una piccola azienda, quella di Franco Di Filippo. Fra le 32 etichette scelte per rappresentare un Paese che conta 255.000 aziende, un patrimonio viticolo con circa un centinaio di varietà, secondo noi non doveva mancare un’etichetta storica come il rosato “Five Roses” dell’antica azienda Leone De Castris. Un vino storico che oltre ad essere il primo rosato imbottigliato in Italia, è anche il vino che nel 1943 il generale Charles Poletti aveva scelto per approvvigionare le truppe americane impegnate, insieme ai partigiani, a liberare l’Italia dal nazifascismo. Il nome fu addirittura dato dallo stesso generale americano di famiglia originaria dell’Italia. Oltretutto è anche un ottimo vino. 

 

 

Redazione Newsfood.com
Nutrimento &nutriMENTE

Vedi anche altri articoli e video su Peppe Zullo: clicca qui

 

Condividi su:

VISITA LO SHOP ONLINE DI NEWSFOOD