Fondi CIP6: Legambiente scrive a Bersani

By Redazione

Roma – «Nessuna deroga per gli incentivi Cip 6 agli impianti d’incenerimento autorizzati o in costruzione», lo chiede Legambiente in una lettera invita al Ministro
dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani, che affronta anche il tema dell’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri, approvata circa dieci giorni fa, sui tre impianti per il
recupero energetico previsti in Campania.

«Concedere gli incentivi CIP 6 a impianti d’incenerimento che non sono neanche stati progettati, come quello di Salerno, – ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente
– è un provvedimento di dubbia legittimità e non rappresenta in alcun modo la soluzione per la gravissima emergenza campana».

Sull’estensione degli incentivi CIP6 agli impianti di Santa Maria la Fossa e Salerno Legambiente si dice assolutamente contraria mentre ritiene più comprensibile la deroga per Acerra,
per quanto, secondo l’associazione ambientalista, «non ci si deve illudere che sia risolutiva di tutti i problemi emersi con la gara per il completamento dell’inceneritore, andata
recentemente deserta per la terza volta».
Alla base della richiesta di Legambiente c’è l’incompatibilità di eventuali deroghe che il Ministro potrebbe concedere per gli impianti autorizzati o in costruzione, con le
disposizioni definite dalla direttiva europea 2001/77/CE che esclude l’incentivazione delle fonti assimilate, come la parte non biodegradabile dei rifiuti. Un provvedimento di questo tipo
sarebbe in contraddizione anche con il Decreto ministeriale 21/12/2007, approvato dallo stesso Ministero dello Sviluppo Economico, con cui vengono definite finalmente le procedure per il
rilascio dei certificati verdi agli impianti che recuperano energia dai rifiuti, limitando gli incentivi solo alla parte biodegradabile, l’unica frazione effettivamente rinnovabile.

Dopo 16 anni in cui i finanziamenti destinati alla promozione dell’energia elettrica da fonti rinnovabili sono andati in larga parte alle fonti assimilate – sottolinea Legambiente – finalmente
le ultime due leggi finanziarie hanno affrontato il problema limitando il finanziamento delle fonti assimilate con i fondi CIP6 solo agli impianti già realizzati e in esercizio alla data
del 27 dicembre 2006. Visto però che la legge Finanziaria 2008 dà possibilità al Ministro, entro fine marzo, di concedere deroghe per gli impianti autorizzati e non ancora
attivi e, in via prioritaria, a quelli in costruzione, da più parti stanno arrivando richieste sostenute dal motivo di voler evitare improbabili emergenze rifiuti simili a quella
campana.

«Il nesso tra la mancata concessione delle deroghe e lo scoppio di un’emergenza rifiuti è quantomeno fantasioso – aggiunge il presidente di Legambiente – mentre è
assolutamente reale l’evidente contraddizione con le leggi comunitarie e il recente decreto che autorizza il rilascio dei certificati verdi agli impianti che recuperano energia dai rifiuti,
limitando gli incentivi alla parte biodegradabile, l’unica frazione effettivamente rinnovabile come specificato chiaramente nella direttiva 2001/77/CE».
Oltre ad essere l’ennesimo favore al partito degli inceneritori, le deroghe rappresenterebbero, secondo l’associazione ambientalista, anche un grave attacco allo sviluppo della raccolta
differenziata, che non gode di un simile trattamento di favore, e al settore del recupero di materie prime e seconde.
Con i nuovi certificati verdi, inferiori a quanto previsto dal CIP6 ma sempre molto convenienti sotto il punto di vista economico, gli impianti per il recupero energetico autorizzati o in
costruzione, dovranno semplicemente ritoccare le tariffe di conferimento dei rifiuti, recuperando in tal modo le minori entrate dalla vendita di energia elettrica.

«Solo così eviteremo di aprire di nuovo un imbarazzante contenzioso con la Commissione europea sulle modalità con cui vengono concessi gli incentivi previsti per le fonti
rinnovabili – conclude Cogliati Dezza – che nel nostro Paese potranno anche dare un fondamentale contributo per recuperare i ritardi rispetto agli obblighi di riduzione dei gas serra previsti
dal Protocollo di Kyoto».

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