Dop e Igp, da Mantova la sfida all’Europa: 20,7 miliardi di valore e una nuova politica per difendere il cibo di qualità

Dop e Igp, da Mantova la sfida all’Europa: 20,7 miliardi di valore e una nuova politica per difendere il cibo di qualità

By MM

La Dichiarazione di Mantova, sottoscritta dalle Regioni europee, chiede a Bruxelles di trasformare le indicazioni geografiche in strumenti di sviluppo economico, tutela dei produttori e competitività internazionale. Beduschi: dalla difesa delle denominazioni a una politica attiva contro imitazioni e concorrenza sleale.

Non si tratta soltanto di difendere un formaggio, un salume o un vino dalle imitazioni. La questione è decisamente più ampia: stabilire se l’Europa intenda continuare a considerare le proprie produzioni agroalimentari di qualità come un patrimonio da tutelare oppure riconoscerle come uno degli strumenti strategici della propria politica economica.

È questo il significato della Dichiarazione di Mantova, sottoscritta oggi a Palazzo Ducale nell’ambito dell’assemblea generale di AREPO, l’Associazione delle Regioni Europee per i Prodotti di Origine, presieduta dall’assessore lombardo all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi.

Il documento individua sei priorità da sottoporre alla Commissione europea in vista del Piano d’azione sulle indicazioni geografiche previsto per il 2027.

La sfida è trasformare il sistema delle denominazioni di origine da strumento prevalentemente difensivo a vera politica di sviluppo, capace di sostenere gli agricoltori, rafforzare le filiere, favorire il ricambio generazionale e valorizzare le comunità rurali.

Un’economia da oltre 20 miliardi di euro

Per comprendere la portata dell’iniziativa è sufficiente considerare le dimensioni economiche del comparto.

Secondo i dati diffusi in occasione dell’assemblea, la Dop economy italiana ha raggiunto 20,7 miliardi di euro, con una crescita del 3,5%, mentre le esportazioni hanno superato i 12,3 miliardi, aumentando dell’8,2%.

Un sistema che comprende 328 Consorzi di tutela, circa 184 mila operatori e oltre 864 mila occupati nei comparti del cibo, del vino e delle bevande alcoliche.

La Lombardia rappresenta una componente fondamentale di questa economia. Nel 2024 il valore delle produzioni certificate regionali ha raggiunto 2,9 miliardi di euro, con una crescita del 13,1% rispetto all’anno precedente.

Sono numeri che raccontano una realtà industriale e agricola di grande rilievo, ben lontana dall’immagine, talvolta ancora diffusa, delle denominazioni di origine come semplice espressione di tradizioni gastronomiche locali.

Dietro un marchio Dop o Igp esistono aziende, investimenti, posti di lavoro, ricerca, capacità di esportazione e un patrimonio di competenze difficilmente riproducibile altrove.

Beduschi: superare la difesa passiva delle denominazioni

Alessandro Beduschi ha richiamato la necessità di cambiare approccio nei confronti della concorrenza internazionale.

L’obiettivo è passare da una tutela che interviene quando un prodotto viene imitato a una politica capace di valorizzare preventivamente il rapporto tra qualità, territorio e identità produttiva.

Il tema è particolarmente importante in un mercato globale nel quale numerosi prodotti europei devono confrontarsi con imitazioni commercializzate a prezzi inferiori.

Non sempre si tratta di contraffazioni in senso stretto. Esistono anche fenomeni di evocazione, denominazioni somiglianti, confezioni e riferimenti geografici che possono indurre il consumatore ad associare un prodotto a una tradizione dalla quale, in realtà, è completamente estraneo.

Il problema riguarda soprattutto le produzioni italiane più conosciute, la cui reputazione internazionale costituisce un valore economico costruito attraverso decenni, talvolta secoli, di lavoro.

La qualità certificata, dunque, non è soltanto una caratteristica del prodotto: è una componente della sua competitività.

Paolo De Castro e una battaglia europea che dura da decenni

All’incontro mantovano ha partecipato anche Paolo De Castro, presidente di Nomisma, già ministro dell’Agricoltura e protagonista di una lunga stagione di iniziative legislative europee a sostegno delle denominazioni di origine.

La sua presenza consente di leggere la Dichiarazione di Mantova come una nuova tappa di un percorso che ha radici lontane.

Già nel 2011, quando De Castro presiedeva la Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, il dibattito sul cosiddetto Pacchetto qualità aveva posto al centro la necessità di rafforzare la protezione delle Dop e delle Igp, introducendo una maggiore responsabilità delle autorità pubbliche nella repressione degli abusi.

Una questione seguita nel tempo anche da Newsfood, che aveva documentato le iniziative dei Consorzi italiani e le difficoltà di tutelare efficacemente le denominazioni sui mercati internazionali.

Oggi il contesto è cambiato. Le indicazioni geografiche hanno acquisito maggiore riconoscimento normativo, ma sono cresciute anche le pressioni competitive e le esigenze di valorizzazione commerciale.

La Dichiarazione di Mantova interviene proprio su questo passaggio: non basta proteggere un nome, occorre creare le condizioni perché quel nome continui a generare reddito per chi produce.

Il ruolo dei Consorzi e la distribuzione del valore

Tra i protagonisti del confronto figura anche Cesare Baldrighi, presidente di oriGIn Italia, l’organizzazione che rappresenta una parte significativa del sistema nazionale delle indicazioni geografiche.

I Consorzi svolgono un ruolo determinante nella tutela delle denominazioni, nella vigilanza, nella promozione e nella valorizzazione delle filiere.

Ma una delle questioni decisive riguarda la distribuzione del valore economico.

Un prodotto certificato può raggiungere prezzi elevati sul mercato senza che ciò si traduca automaticamente in una remunerazione adeguata per tutti i soggetti coinvolti nella produzione.

La forza commerciale di una denominazione deve quindi accompagnarsi alla sostenibilità economica delle imprese agricole, comprese quelle di minori dimensioni.

È su questo terreno che la politica europea sarà chiamata a misurare l’efficacia delle proprie scelte.

Le mense scolastiche e la qualità che diventa quotidiana

Uno degli aspetti più interessanti emersi a Mantova riguarda il possibile rafforzamento della presenza dei prodotti certificati nella ristorazione collettiva e istituzionale.

L’idea è semplice, ma potrebbe avere conseguenze importanti: utilizzare anche la domanda pubblica per valorizzare le produzioni di qualità.

Mense scolastiche, strutture pubbliche e servizi di ristorazione collettiva possono diventare luoghi nei quali il legame tra alimentazione, territorio e cultura produttiva viene concretamente riconosciuto.

Naturalmente non basta inserire un prodotto Dop in un capitolato per risolvere il problema. Occorre confrontarsi con i costi, le disponibilità produttive, gli appalti e l’equilibrio nutrizionale dei menu.

Ma la prospettiva è significativa.

La qualità alimentare non dovrebbe essere considerata un privilegio riservato alla ristorazione di alto livello o ai consumatori con maggiore capacità di spesa.

Avvicinare i giovani alle produzioni del territorio significa anche trasmettere conoscenze, abitudini alimentari e consapevolezza del lavoro agricolo.

Da Mantova anche l’idea di un Expo itinerante europeo

Tra le proposte presentate figura la realizzazione di un Expo itinerante dedicato alle indicazioni geografiche europee.

L’obiettivo è avvicinare i cittadini al sistema delle denominazioni certificate, facendo conoscere le caratteristiche dei prodotti e il loro legame con i territori di origine.

Un’iniziativa che potrebbe avere ricadute non soltanto commerciali, ma anche turistiche e culturali.

Il turismo enogastronomico costituisce infatti uno dei settori nei quali la relazione tra produzione agricola e identità territoriale si manifesta con maggiore evidenza.

Un formaggio, un olio extravergine o un vino possono diventare strumenti di conoscenza di un territorio, contribuendo alla valorizzazione di piccoli centri, paesaggi rurali e tradizioni produttive.

La sfida sarà evitare che queste iniziative si limitino a eventi promozionali, costruendo invece relazioni durature tra produttori, distribuzione, ristorazione e consumatori.

Mantova, capitale di un’agricoltura che guarda al futuro

La scelta di Mantova non è casuale.

La provincia rappresenta uno dei territori più importanti dell’agroalimentare italiano e ospita produzioni di rilievo internazionale come il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano.

La Dop economy mantovana vale circa 700 milioni di euro, con una crescita annua del 20,9%.

È un esempio particolarmente significativo di come il legame tra un prodotto e il suo territorio possa generare ricchezza, occupazione e capacità di presenza sui mercati internazionali.

Ma è anche un territorio che conosce bene le difficoltà dell’agricoltura contemporanea: i costi energetici, la disponibilità di manodopera, il ricambio generazionale, la gestione delle risorse naturali e le crescenti richieste di sostenibilità ambientale.

Per questo la Dichiarazione di Mantova non può essere letta soltanto come una rivendicazione delle eccellenze italiane.

Il suo significato più interessante riguarda la possibilità di costruire una politica agricola europea capace di tenere insieme competitività, qualità e sviluppo territoriale.

La vera sfida: trasformare il riconoscimento della qualità in reddito agricolo

L’Europa dispone di un patrimonio agroalimentare difficilmente confrontabile con quello di altre aree del mondo.

Ma il riconoscimento internazionale di questo patrimonio non garantisce automaticamente il futuro delle imprese che lo producono.

La tutela delle denominazioni deve accompagnarsi a politiche commerciali efficaci, investimenti nell’innovazione, formazione, accesso ai mercati e strumenti capaci di sostenere le aziende più piccole.

Occorre inoltre evitare che l’aumento degli adempimenti amministrativi finisca per penalizzare proprio quelle realtà produttive che si intendono difendere.

La Dichiarazione di Mantova rappresenta dunque un punto di partenza, non un risultato già acquisito.

Il documento non modifica da solo le regole europee né introduce automaticamente nuove risorse. Il suo valore dipenderà dalla capacità delle Regioni e delle istituzioni comunitarie di trasformarne le proposte in provvedimenti concreti.

La partita si giocherà nel 2027, quando la Commissione europea sarà chiamata a definire il proprio Piano d’azione sulle indicazioni geografiche.

Per l’Italia, che ha costruito una parte rilevante della propria reputazione internazionale sulla qualità alimentare, sarà un appuntamento di particolare importanza.

Perché difendere un prodotto Dop o Igp non significa soltanto proteggere ciò che arriva sulle nostre tavole.

Significa difendere la possibilità che un territorio continui a produrre, lavorare, innovare e mantenere viva la propria identità.

Ed è proprio questa la dimensione politica ed economica che Mantova ha voluto riportare al centro del dibattito europeo.

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