Danni da 2 miliardi in Cina, prezzi mondiali alimenti in tensione
31 Gennaio 2008
La peggiore ondata di maltempo degli ultimi 50 anni ha colpito le regioni centrali della Cina dove si produce la maggior parte di frutta e verdura provocando danni stimabili fino ad ora in due
miliardi di Euro con il rischio che vengano interessate presto le regioni del nord dove sono localizzate le produzioni di grano e altri cereali.
Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare che la situazione viene definita catastrofica dalla Autorità cinesi e rischia non solo ad avere un impatto sulla popolazione del paese
asiatico ma sull’andamento mondiale dei prezzi e sull’ intera economia globale. Ad essere danneggiati sono state anche altre colture e allevamenti di pollame e agnelli mentre preoccupa la
situazione nelle città come Beijing dove le disponibilità di ortofrutta sono al 20 per cento mentre nella città di Zhengzhou è raddoppiato il prezzo dei pomodori.
La crescente domanda di prodotti alimentari sul mercato mondiale da parte della Cina, che potrebbe aumentare a causa del taglio nelle produzioni locali a seguito del maltempo, viene considerata
dagli operatori economici uno dei fattori critici della crescita. Secondo il World Economic Forum (WEF) di Davos – ricorda la Coldiretti – la riduzione della disponibilità alimentare con
l’aumento dei prezzi è insieme alla crisi del petrolio, alla recessione Usa e alla globalizzazione dei rischi tra le minacce per l’economia mondiale da qui a dieci anni. Una analisi
coerente con l’ International Food Policy Research Institute per il quale – riferisce la Coldiretti – è finito il tempo dei prodotti agricoli a buon mercato e, dopo un lungo periodo con
prezzi in continua riduzione, si sta registrando una inversione di tendenza strutturale per effetto dei cambiamenti climatici che provocano una riduzione delle terre coltivate e un calo delle
rese produttive, della domanda crescente di prodotti alimentari a base di latte e carne da parte di paesi emergenti come India e Cina, ma anche nello sviluppo dei biocarburanti ottenuti dalle
coltivazioni agricole.
In netta controtendenza rispetto ai mercati finanziari mondiali le quotazioni del grano e degli altri cereali – riferisce la Coldiretti – stanno crescendo al Chicago Board of Trade che
rappresenta il punto di riferimento del commercio internazionale delle materie prime agricole. Il consumo di frutta in Cina è passato dai 40 ai 70 chili in media per persona negli ultimi
dieci anni e tende, con lo sviluppo, ad avvicinarsi rapidamente ai livelli europei come l’Italia dove si acquistano 132 chili a testa anche se – sottolinea la Coldiretti – esiste una rilevante
forbice nei consumi di frutta tra la popolazione cinese in funzione del reddito con valori di quasi 80 chili a testa per le classi più benestanti rispetto agli appena 32 chili per i
più poveri, secondo i dati Robobank. Il risultato è che con tassi di aumento nei consumi di frutta a due cifre percentuali l’anno, la Cina – precisa la Coldiretti – si sta
trasformando da paese esportatore a paese importatore per effetto dell’impetuosa crescita economica.
Le mele – continua la Coldiretti – sono il frutto preferito dai cinesi ma nonostante il pesante deficit commerciale con il paese asiatico, attualmente l’esportazione italiana di mele in Cina,
come anche quella di kiwi, è pari a zero per il mancato superamento degli ostacoli di carattere burocratico, sanitario ed amministrativo, che hanno sino ad ora impedito le spedizioni. Un
paradosso nonostante le molteplici missioni diplomatiche nel paese asiatico se si considera conclude – la Coldiretti – che la Cina esporta quantità sempre crescenti di prodotti
ortofrutticoli verso l’Unione europea e l’Italia (mele, aglio, concentrato di pomodoro, castagne, funghi, semilavorati di ortofrutta).





