Dall’etichetta DOP all’interesse VIP. La lunga marcia dell’extravergine italiano

Dall’etichetta DOP all’interesse VIP. La lunga marcia dell’extravergine italiano

By Redazione

I numeri sono importanti. In Europa, l’Italia è il secondo produttore, i suoi 6/7 quintali superati solo dalla produzione della Spagna. In particolare, l’olio extravergine è
esaltato dagli chef e dai buongustai, gradito per gusto e qualità organolettiche.

Allora, è tempo di promozione. L’olio italiano deve passare all’incasso, aggiungendo ai meriti tecnici (DOP) l’interesse dei VIP.

A tale scopo, oggi al Senato d’Italia si tiene “Scova l’intruso”, degustazione sponsorizzata dalla senatrice Colomba Mongiello e da Mario Catania, neoministro per l’agricoltura. Scopo
dell’iniziativa, a metà tra burla e politica seria, è insegnare a distinguere il vero olio nostrano dagli intrugli esteri spacciati per extravergine.

Sempre sullo stesso tema, i senatori Franco Bruno (Api) e Giovanni Procacci (Pd) hanno presentato un’interrogazione al Ministero: obiettivo, spingere il Ministero a fare pressioni sull’Unione
Europea, al fine di ridurre livelli degli alchilesteri consentiti nell’extravergine.

Ma VIP non è solo politica: l’olio extravergine italiano piace ad altre personalità. Personalità come il cantautore Gino Paoli, che nella sua azienda sui colli toscani
produce un olio extravergine premiato dalla rinomata guida Flos Olei. Per Paoli, l’olio “E’ una ricchezza che dovrebbe essere ancora più valorizzata e dovrebbe essere più
tutelata, come il vino, perché l’olio si può fare bene e male. Quello fatto bene è una ricchezza tale che può essere una grossa chance, anche economica”.

O come Francesco De Gregori, che offre il suo olio made in Umbria, e Oliviero Toscani, che unisce olio a provocazione.

FONTE: Nexta

Matteo Clerici

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