Costa d’Oro lancia ZERO: primo olio in Italia a Zero Pesticidi Residui

Costa d’Oro lancia ZERO: primo olio in Italia a Zero Pesticidi Residui

By Redazione

Costa d’Oro, azienda olivicola quarta oggi in Italia nella produzione di olio d’oliva, ha presentato a Milano Planet O-live, un grande piano strategico e operativo per la valorizzazione di una filiera dell’olio produttiva e sostenibile. Nel corso dell’evento sono stati evidenziati i problemi del settore, come ad esempio la scarsa resa della materia prima causata dalla siccità o la diminuzione delle superfici coltivate a uliveto in Italia. Ad aprire i lavori Pascal Pinson, CEO di Costa d’Oro:: 

 

“La mancanza di innovazione e investimenti sono sotto gli occhi di tutti così come le alternanze produttive, la vecchiaia degli impianti e degli oliveti, spesso incolti o abbandonati. Non vogliamo essere spettatori passivi di questa situazione o limitarci a invocare l’aiuto delle istituzioni. Forti del nostro approccio che da sempre punta sull’innovazione, vogliamo proporci come modello virtuoso di un cambiamento che nel settore agricolo non è più procrastinabile. Con Planet O-live mettiamo per la prima volta intorno a un tavolo tutti gli attori della filiera olivicola italiana per fornire all’intero settore soluzioni sostenibili e garantire ai nostri consumatori un prodotto sempre più buono e sano e un ambiente migliore”.

 

“PLANET O-LIVE” prevede una serie di azioni, tutte già avviate, che giungeranno complessivamente a compimento nel 2030, data individuata dall’ONU nei Sustainable Development Goals. L’obiettivo è di aumentare la produttività della filiera dell’olio da un lato e ridurne l’impatto sull’ambiente. 

 

Ivano Mocetti, presidente di Costa d’Oro, spiega come le azioni previste siano coordinate dalla Planet O-live Academy, il comitato tecnico-scientifico, presente all’evento, composto dal team di ricerca del Prof. Sebastiani Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, dal team del Prof. Servili dell’Università di Perugia, da Confagricoltura, da Assoprol (Associazione olivicoltori dell’Umbria) e da un team interno di Costa d’Oro. Mocetti: “La Planet O-live Academy lavora direttamente con Confagricoltura, Assoprol e gli imprenditori agricoli da loro selezionati per applicare le pratiche sostenibili, verificarne la bontà e i risultati in termini di miglioramento della qualità, resa del prodotto e impatti sulla sostenibilità economica, ambientale e sociale. Inoltre l’Academy ha il compito di mettere a punto il “Manifesto della produzione sostenibile” entro il 2024 per poi divulgarlo, attraverso gli oltre 80.000 produttori che fanno parte del network Confagricoltura, al maggior numero possibile di olivicoltori. Ci siamo dati l’obiettivo che oltre 1 milione di alberi siano gestiti, piantati e/o recuperati in modo sostenibile entro il 2030.”.

 

Per spiegare la scelta di aderire all’Academy da parte di Confagricoltura prende la parola Palma Esposito, Direzione Politiche di sviluppo economico delle filiere agroalimentari: “Nel settore olivicolo le aziende associate ci sollecitano costantemente un approccio lungimirante, innovativo e aperto al confronto e il lavoro intrapreso con Costa d’Oro si fonda sulla ricerca di una comune visione su come deve evolvere il settore olivicolo italiano anche in vista degli obiettivi imposti da Bruxelles“

Assoprol, attraverso l’intervento di Gianfrancesco Petroni, porta all’interno dell’Academy la voce dei produttori: “Il vero vantaggio di far parte della Planet O-live Academy è che i nostri 800 produttori sono al centro del progetto e possono immaginarsi il futuro attraverso nuove sfide. Crediamo di poter svolgere, insieme al mondo scientifico e a Costa d’Oro, un’importante funzione sociale facendo comprendere al consumatore il valore insito nell’intera filiera.”.

 

Per il prof. Servili dell’Università di Perugia “Il problema di oggi è come valorizzare il sottoprodotto, per non sprecare quasi il 90 percento della materia prima che viene lavorata per ottenere il prodotto finale. L’idea è arrivare a zero scarti, con il cento percento utilizzabile.“. Nella Planet O-live Academy il gruppo da lui guidato ha il ruolo di contribuire a riscrivere la catena del valore della trasformazione in frantoio e dare nuova vita agli “scarti di produzione”, come le acque di vegetazione. “Il nostro progetto – prosegue Servili –prevede il recupero e la parziale purificazione dei composti fenolici bioattivi contenuti nella delle acque di vegetazione in forme utilizzabili industrialmente con possibili applicazioni in ambito alimentare e cosmetico.”.

L’altro gruppo di lavoro dell’Academy, definito di “agricoltura sartoriale”, è coordinato dal Prof. Luca Sebastiani, del Centro di Ricerca di Produzioni Vegetali della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa: “È un progetto che nasce per iniziativa degli operatori del settore olivicolo e coinvolge un campione di aziende che rappresentano l’olivicoltura italiana: dall’oliveto super intensivo a quello recuperato dopo l’abbandono, dalla piccola alla grande azienda. Si lavora su temi concreti per le aziende: irrigazione, fertilizzanti, gestione della raccolta”.

 

Ma come si distingue una politica concreta di sostenibilità da una mera operazione di “greenwashing”? Lo spiega Filippo Sciacca di Sustenia, che ha affiancato Costa d’Oro nella stesura del piano: “La riduzione degli impatti ambientali è il focus del processo di sviluppo sostenibile, ma deve essere accompagnata da una responsabilità sociale verso gli stakeholder e integrata nei piani di sviluppo economico dell’azienda. Costa d’Oro, al contrario, ha determinato quali impegni di sviluppo sostenibile si assume verso i propri stakeholder e, con la creazione dell’Academy, ha innescato un percorso di sperimentazione di conoscenze scientifiche e di applicazione di processi virtuosi lungo tutta la filiera, partendo dal campo”.

 

L’ultimo anello della filiera è rappresentato dallo scaffale che veicola al consumatore prodotti che rappresentano gli impegni dell’azienda per una agricoltura rispettosa del pianeta. Alessandra Filippi, Marketing Manager Costa d’Oro, sposta l’accento su questo aspetto: “I principali interlocutori del cambiamento che stiamo portando avanti sono la comunità scientifica e i produttori da un lato e la grande distribuzione e il consumatore dall’altro; due mondi che hanno sempre viaggiato a velocità diverse. Per ridurre questo divario occorre accelerare i cambiamenti della filiera facendo in modo che siano gli olivicoltori stessi a condividere con i colleghi quello “che funziona”, e al tempo stesso lavorare con la GDO e i consumatori per spiegare come la sostenibilità vada a impattare la qualità e il valore del prodotto che arriva nelle loro mani. Per questo abbiamo voluto dare subito allo scaffale un prodotto che sintetizzasse il nostro impegno per un’agricoltura sostenibile. Il nostro “ZERO” – il primo olio in Italia certificato Zero Pesticidi Residui – rappresenta un nuovo standard di eccellenza per gli oli extra vergine di oliva, per maggiore sicurezza, qualità, sensibilizzazione a pratiche agricole più rispettose della biodiversità, ad un posizionamento di prezzo assolutamente democratico, tipico dell’identità innovativa e moderna di Costa d’Oro”. 

 

Come si differenzia un olio a Zero Pesticidi Residui da uno biologico lo spiega il prof. Sebastiani: “Un prodotto a Zero Pesticidi Residui prevede una serie di analisi approfondite e certificate che garantiscono la massima sicurezza sulle contaminazioni accidentali che possono provenire banalmente dall’acqua di irrigazione o essere trasportate dal vento. In buona sostanza non è il processo a garantire il prodotto, ma solo l’analisi delle molecole che sono contenute in quel prodotto può garantirne la sicurezza”.

 

Per il nuovo Costa d’Oro “ZERO” l’azienda ha previsto un’ulteriore certificazione, curata da SGS Italia, che consente di individuare l’eventuale presenza di oltre 260 tipologie di fitofarmaci. Solo l’olio in cui queste molecole sono al di sotto della soglia di quantificazione analitica di 0,01 mg/kg (cosiddetto Zero Tecnico) ottiene in etichetta il marchio Zero Pesticidi Residui. Ciò significa che i fitofarmaci consentiti dalla legge per proteggere le piante nella fase di coltivazione non sono più presenti nel prodotto finito, per uno standard di eccellenza superiore in termini di qualità e sicurezza. Inoltre, le bottiglie Costa d’Oro “ZERO” sono tracciate su blockchain attraverso il QR code presente in etichetta in un’ottica di totale trasparenza verso il consumatore finale. 

 

L’evento si è concluso con lo show cooking di Chef Daniele Rossi che ha realizzato il piatto “Sottobosco giapponese, viaggio dall’Umbria al Giappone”, una scenografica tartare con olio Costa d’Oro “DOP Umbria” e uno “Spaghettone con asparagi selvatici e ‘nduja” utilizzando olio Costa d’Oro “ZERO”.

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