Corno alle Scale: «E' documentato che la società è venuta meno ai suoi impegni per una gravissima crisi finanziaria»
4 Marzo 2008
Bologna – I pronunciamenti del Tar assicurano fin d’ora la possibilità di concludere la stagione, che «è stata ed è innanzitutto l’obiettivo
più importante per le istituzioni e per tutti gli operatori» lo ha sottolineato l’assessore regionale alle Attività produttive Duccio Campagnoli rispondendo questa mattina
in aula ad un question time posto dal consigliere regionale Gianni Varani (FI) sulle ultime vicende della stazione sciistica dell’Appennino bolognese.
Il tribunale amministrativo, ha aggiunto l’assessore, «ha motivato inequivocabilmente che non appare opportuno sospendere gli effetti degli atti assunti da Regione ed enti locali, proprio
in considerazione dell’esigenza di assicurare la continuità del servizio».
Le decisioni prese da Regione, Provincia di Bologna e Comune di Lizzano «sono state un atto dovuto, del quale avremmo fatto volentieri a meno, ma che si è reso necessario per
assicurare il rispetto delle regole fissate nelle concessioni, che è un principio di valore ancor più generale, e per salvare in qualche modo una stagione già compromessa
dai comportamenti del concessionario».
«Non ne siamo stati e non siamo certo contenti – ha spiegato ancora Campagnoli – ma abbiamo dovuto registrare il venir meno delle responsabilità imprenditoriali», come
dimostrano «proprio le carte della Società, prodotte negli stessi atti del confronto giudiziale in corso ad evidenziare che ci si è trovati di fronte al venir meno della
volontà e financo della possibilità della Società Corno alle Scale di corrispondere alla conduzione della stagione». Chiunque può leggere, ha infatti
proseguito l’assessore, nei documenti delle assemblee societarie tenute dalla società Corno alle Scale il 19 ottobre e il 13 novembre 2007, consultabili negli atti dello stesso confronto
giudiziale che il bilancio 2007 aveva registrato «una perdita di esercizio di oltre 850 mila euro, vicinissima al limite dei 2/3 del capitale sociale«; e che la condizione
doverosamente richiesta dalla stessa assemblea a fronte di tale grave condizione finanziaria di acquisire un prestito infruttifero tra i soci di 1 milione e 600 mila euro la società non
è stata raggiunta per il venire meno a questo impegno di tutti i principali soci».
Risulta, quindi, evidente, ha aggiunto l’assessore, «che a tale situazione di gravissima crisi finanziaria non poteva soccorrere alcun finanziamento pubblico e, come è accaduto,
alcun altro finanziamento privato».
«La comunicazione di non effettuazione della stagione è stata, quindi, la conseguenza anche formalmente prevista dalla Società di tali condizioni e di tali decisioni; e
l’intervento della Regione e degli enti locali per la revoca della concessione e per una gestione straordinaria, è stato un atto dovuto, necessario per l’interesse pubblico e l’unico
modo per riaprire un’attività e una prospettiva».
Ora, ha concluso l’assessore Campagnoli, «c’è da compiere il dovere di far rispettare in questa triste vicenda regole e interesse pubblico, e costruire una possibilità di
futuro per una impresa così importante per il territorio montano corrispondendo innanzitutto alle aspettative e all’impegno di quei cittadini e di quegli operatori che hanno sentito e
sentono la necessità ed il valore di questo nostro impegno istituzionale».




