Confagricoltura: “Il pioppo strategico nella salvaguardia ambientale”
22 Marzo 2010
“Il nostro Paese deve riprendere a piantare alberi, 350.000 ettari di terreni demaniali che possono essere virtuosamente destinati a questa importantissima funzione di salvaguardia ambientale
sono invece abbandonati”, così il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, ha esordito alconvegno organizzato dalla Commissione Nazionale Pioppo che darà una panoramica
completa sulla pioppicoltura e sulle prospettive in campo energetico ed ecologico ambientale di questa coltura, annunciando un piano di riforestazione allo studio della confederazione degli
imprenditori agricoli.
Durante il dibattito, nell’ambito della rassegna “Vegetalia AgroEnergie”, in corso alla Fiera di Cremona, è stato ricordato comeil protocollo di Kyoto, trattato internazionale per la
riduzione della CO2atmosferica, riconosca esplicitamente il ruolo positivo delle foreste e dei prodotti legnosi nel ciclo del carbonio. Le stime dicono infatti che gli attuali ecosistemi
forestali esistenti contribuiscono a ridurre del 25%le emissioni di gas serra nell’atmosfera.
In Italia un ruolo importante nell’abbattimento di questi gas è svolto dalla coltura del pioppo, che si sta rilanciando in tutta Europa, anche grazie al recente progetto europeo
Euroface, coordinato dall’Università della Tuscia e dal CNR. Simulando le condizioni ambientali che si prevedono per l’anno 2050, gli studiosi hanno stimato un aumento di circa il
20-25lla capacità produttiva di biomassa e di sequestro del carbonio da parte delle piantagioni forestali a rapido accrescimento come, appunto, il pioppo. Una coltura che presenta
sempre un bilancio positivo tra carbonio assorbito dalle piante (circa 5,7 tonnellate per ettaro in un anno) e carbonio emesso nel corso degli interventi colturali di gestione.
Per questo – osserva Vecchioni – il pioppo sta assumendo una sempre maggiore importanza, anche in considerazione del suo utilizzo a fini energetici: costituisce infatti la principale specie
usata nelle piantagioni da bioenergia (la cosiddetta SRF – Short Rotation Forestry) sia per i suoi vantaggi colturali (rapidità di crescita, facilità di propagazione e di
miglioramento genetico, facilità di espianto), sia per quanto riguarda le ottime caratteristiche della gestione e del prodotto finito.
(Fonte dei dati: CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche)





