Celiachia, il piccolo farro per prevenirla
2 Luglio 2015
Prevenire la celiachia e la sensibilità al glutine utilizzando il piccolo farro, antica varietà di grano, anche se cereale contenente glutine.
Questa la tesi di una ricerca del CNR, diretta dai dottori Gianfranco Mamone (dell’Isa-Cnr di Avellino) Carmen Gianfrani (dell’ (Ibp-Cnr di Napoli) e pubblicata su “Molecular Nutrition and Food Research”.
Come detto, il team di lavoro si è concentrato sul piccolo farro. Chiamato anche monococco, vanta origini che risalgono a 10.000 anni fa, è stato la base (vegetale e non) della dieta umana per migliaia di anni, per essere poi sostituito dal grano tenero e duro, più produttivi e facili da trebbiare.
A mettere in azione il gruppo del Centro Nazionale Ricerche, l’ipotesi che, per caratteristiche del glutine, il piccolo farro fosse più digeribile.
Il cerelae è stato allora sottoposto ad una serie di test progressivi. Prima, esperimenti in vitro, seguiti da analisi proteomiche; infine, valutazione della tossicità immunologica su biopsie intestinali e cellule linfocitarie prelevate da soggetti celiaci.
I risultati hanno messo in luce come il piccolo farro contiene un glutine più fragile, e quindi digeribile rispetto al grano tenero (Triticum aestivum).
Buone notizie, ma con moderazione: questo il risultato di un intervista al dottor Mamone. Secondo il capo ricercatore, è indubbio come la parte proteica del glutine del monococco, “Venga in gran parte distrutta durante il processo di digestione del grano monococco, contrariamente a quanto succede per il glutine del grano tenero.
Ciò, detto per ora i vantaggi sono solo in termini di prevenzione: “Seppur notevolmente meno dannoso, il monococco non è comunque idoneo per pazienti che hanno già manifestato la celiachia”.
Allora, prossimo passo è rendere il piccolo farro utile anche per i soggetti con celiachia o sensibilità al glutine già presenti. Riguardo alla prima, spiega Mamone, il monococco potrebbe avere effetti benefici» contrastando «lo sviluppo della malattia in soggetti ad alto rischio di celiachia. Infatti, dal momento che esiste una stretta correlazione tra la quantità di glutine assunta e la soglia per scatenare la reazione infiammatoria avversa, un’azione preventiva potrebbe essere quella di utilizzare grani con minor contenuto di glutine. Il monococco che contiene un glutine più digeribile, e dunque meno nocivo, potrebbe essere un valido strumento per la prevenzione di questa patologia”.
Anche valutando la sensibilità al glutine, il futuro potrebbe essere positivo: “ Oggi sappiamo che gli alimenti a base di grano monococco sono ben tollerati anche da chi soffre di questo disturbo alimentare, che ha caratteristiche diverse dalla celiachia. Quindi, il prossimo passo della ricerca sarà eseguire gli esperimenti direttamente sui soggetti intolleranti – concludono gli studiosi – per avere la conferma della minore tossicità del monococco e riportare sulla nostra tavola un grano antico
Matteo Clerici
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