Befana, il 53% degli italiani preferisce le “calze fai da te”
7 Gennaio 2009
Nella notte della Befana a prevalere è la calza fai da te preferita dalla maggioranza dei genitori rispetto a quella preconfezionata per proteggere la salute dei propri figli nel
rispetto della tradizione e con un pizzico di creatività che consente di personalizzare la sorpresa.
E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che la preoccupazione di garantire una sana alimentazione ai propri figli anche di fronte alla dilagante obesità infantile
sta favorendo il ritorno dei prodotti naturali nella calza come dimostra la ricerca Esperya secondo la quale il 53 per cento delle mamme e dei papa’ italiani ha deciso di riempire le
calze con prodotti di qualita’, saporiti e genuini, carichi di storia e tradizione.
Con un terzo dei bambini italiani obesi o in sovrappeso, nel 2009 – sottolinea la Coldiretti – caramelle , cioccolate, gomme da masticare e bon-bon per i bambini “buoni” e carbone dolce
per quelli “cattivi” escono sconfitti dunque dalla calza della Befana che tradizionalmente viene appesa al camino. A differenza – continua la Coldiretti – si registra un ritorno al
passato quando la calza di lana era riempita soprattutto da arance, mandarini, fichi e prugne secche, nocciole, noci e biscotti fatti in casa, mentre per i più “discoli” aglio,
peperoncino, patate e carbone vero. Prodotti naturali a simboleggiare il significato della ricorrenza che nell’antichità – precisa la Coldiretti – celebrava la morte e la
rinascita della natura dopo il solstizio invernale.
Per garantirsi maggiore qualità occorre tuttavia fare attenzione anche nell’acquisto dei prodotti alimentari per evitare di mettere sotto il camino cibi importati e
spacciati come Made in Italy. E’ il caso ad esempio – conclude la Coldiretti – dell’aglio cinese e delle nociole turche per le quali è in atto una vera invasione in
Italia, nonostante il fatto che ogni settimana nel 2008 vi è stata la segnalazione all’interno dell’Unione Europea di carichi di nocciole provenienti dalla Turchia con la
presenza di aflatossine superiore ai limiti di legge e pericolose per la salute.





