Assistente infermiere, tra opportunità e timori: “Servono criteri chiari e garanzie per la sicurezza dei pazienti”
8 Novembre 2025
La figura dell’Assistente infermiere, istituita con il DPCM del 28 febbraio 2025 e inserita nel contratto collettivo nazionale della sanità 2022–2024, rappresenta una delle innovazioni più discusse dell’anno
Milano, 8 novembre 2025
La figura dell’Assistente infermiere, istituita con il DPCM del 28 febbraio 2025 e inserita nel contratto collettivo nazionale della sanità 2022–2024, rappresenta una delle innovazioni più discusse dell’anno.
Il nuovo profilo nasce con l’intento di supportare l’attività infermieristica, alleggerendo parte delle mansioni assistenziali di base e migliorando l’organizzazione dei reparti. Tuttavia, il tema divide ancora gli operatori e le istituzioni.
Un ruolo intermedio tra OSS e infermiere
L’obiettivo del decreto è creare una figura sanitaria intermedia, con competenze tecniche e relazionali in grado di contribuire al percorso di cura senza sostituire il personale laureato.
Nonostante ciò, restano molti punti da chiarire: mancano standard formativi univoci, linee guida sui compiti e limiti operativi ben definiti.
Questo vuoto normativo alimenta il dibattito tra chi vede nella riforma un’opportunità e chi, invece, teme una riduzione della qualità assistenziale.
La Lombardia come laboratorio di confronto
In Lombardia, la discussione è diventata particolarmente vivace.
La III Commissione Sanità del Consiglio Regionale ha approvato una risoluzione che avvia i percorsi formativi e l’inserimento del nuovo profilo nelle strutture sanitarie e sociosanitarie.
Tuttavia, molti professionisti chiedono regole chiare e tempi graduali.
Le perplessità del sindacato
«Abbiamo già espresso più volte i nostri dubbi – afferma Roberto Gentile, segretario regionale FIALS Lombardia –. La priorità deve essere la tutela della qualità delle cure e della sicurezza dei pazienti, non l’introduzione affrettata di figure con ruoli incerti».
Secondo Gentile, il rischio principale è la confusione tra ruoli, che potrebbe compromettere la continuità assistenziale.
Senza una formazione adeguata e senza responsabilità chiaramente definite, la nuova figura rischia di diventare un punto debole anziché un aiuto per il sistema.
Formazione e supervisione come condizioni necessarie
«Non siamo contrari a percorsi di supporto al lavoro infermieristico – aggiunge Gentile – ma servono formazione seria, supervisione clinica e responsabilità ben delimitate. Altrimenti, si introduce un elemento di fragilità nel sistema sanitario lombardo».
Per garantire uniformità e trasparenza, FIALS Lombardia propone l’istituzione di un Tavolo Tecnico Regionale.
L’obiettivo è monitorare l’attuazione del provvedimento, definire la collocazione della nuova figura e verificare i fabbisogni delle aziende sanitarie.
Le richieste dal mondo sanitario
Molti infermieri condividono le preoccupazioni espresse dal sindacato.
Temono che, senza regole precise, l’Assistente infermiere possa finire per sostituire il personale infermieristico invece di affiancarlo.
La categoria chiede alla Regione di garantire formazione pubblica, supervisione continua e standard omogenei, per evitare differenze tra le strutture e utilizzi impropri.
Verso un equilibrio possibile
La nuova figura rappresenta, in teoria, una risposta al problema della carenza di personale e alla necessità di migliorare la gestione dei reparti.
Tuttavia, il successo dell’iniziativa dipenderà dalla chiarezza dei ruoli e dalla qualità della formazione.
Solo con regole certe e una supervisione reale sarà possibile trasformare questa innovazione in un’occasione di crescita, e non in un rischio per la sicurezza dei pazienti.
Newsfood.com – Nutrimento & nutriMENTE






