Ancora nulla di fatto per il prezzo del latte in Piemonte
27 Maggio 2009
L’incontro tra i rappresentanti dei produttori e quelli dell’industria, che si è svolto il 25 maggio scorso presso l’assessorato regionale all’Agricoltura, con la mediazione dell’assessore
Mino Taricco, non ha sortito alcun risultato: troppo bassa, infatti, e troppo limitata nel tempo l’offerta degli industriali (28 cent/litro per quattro mesi) che è stata respinta
seccamente dai produttori.
La situazione del comparto del latte è gravissima. Sulla crisi è intervenuto anche il presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi: «Basta con gli indugi. Il prezzo del
latte alla stalla va affrontato in tempi rapidi. Il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia deve convocare subito un Tavolo interprofessionale con tutti i soggetti
della filiera per trovare una pronta ed adeguata soluzione».
«Il recente decreto latte – ha proseguito Politi – ha lasciato aperti tanti problemi. I produttori, soprattutto quelli che hanno rispettato le regole, si trovano in grandi
difficoltà. E ora il prezzo del latte alla stalla, totalmente inadeguato, rende più complessa la gestione aziendale. Per questo motivo occorre intervenire tempestivamente. I tavoli
tecnici non sono una risposta sufficiente; bisogna, invece, convocare subito l’intera filiera e fare in modo che la questione si risolva in maniera soddisfacente».
«In questo particolare momento – ha concluso il presidente della Cia – bisogna dare reali prospettive agli allevatori. Bisogna che il latte pagato alla stalla raggiunga livelli
remunerativi. Nello stesso tempo è indispensabile una riduzione dei costi produttivi che pesano come un macigno sulla gestione delle aziende lattiero-casearie. Il tempo, in questo caso,
non è il migliore alleato. Pertanto, invitiamo il ministro Zaia ad attivarsi con la massima sollecitudine, convocando il tavolo rapidamente».
La grave situazione del comparto del latte è stata discusso anche nel corso del Consiglio dei ministri Ue del 25 maggio scorso che ha deciso di anticipare il pagamento degli aiuti
garantiti agli agricoltori dei 27 Stati membri.Il Consiglio del 25 maggio, cui non ha partecipato il ministro Zaia, è stato duramente contestato dai produttori di latte che sono scesi in
piazza a migliaia a Bruxelles. Le quote, in particolare, sono state messe sotto accusa dagli allevatori nordeuropei che vorrebbero riformare il sistema in modo da renderlo flessibile: aumentare i
tetti di produzione se la domanda sale, diminuirli quando scende.
La Commissione Ue, invece, sta applicando da due anni un incremento costante delle quote (straordinario per l’Italia), con la prospettiva di smantellare il sistema nel 2015. Dati i tempi è
una contraddizione di termini che spiazza i governi che l’hanno sostenuta soprattutto per ridurre i prezzi al dettaglio di latte e derivati che invece sono rimasti fermi, nonostante il crollo dei
listini al produttore. Per superare la crisi del settore il ministro, che ha dedicato tanto tempo alla questione delle quote latte per gli splafonatori, dovrebbe ora mettere altrettanto impegno
nel sostegno al prezzo del latte alimentare e da trasformazione.
Un’interessante proposta è venuta dall’Assessore dell’Emilia Romagna Tiberio Rabboni, che ha suggerito al ministro di utilizzare le opportunità offerte dell’articolo 68 del
Regolamento 79/2009, per il sostegno ai prezzi delle produzioni di qualità.Questa la proposta di Rabboni: utilizzare una parte dei 147 milioni di euro all’anno assegnati all’Italia fino al
2014, per realizzare un’ integrazione del prezzo all’origine di 2-3 centesimi al litro, a favore di quei produttori che si impegnano a raggiungere determinati standard qualitativi sia per il
latte alimentare che per quello destinato ai formaggi Dop.
«Questa – ha sottolineato Rabboni – allo stato attuale è l’unica concreta possibilità di venire incontro alle gravi difficoltà del comparto, in attesa che si riduca la
sovrapproduzione, che il prezzo riprenda e che l’intero settore si ristrutturi».
«Si tratterebbe, peraltro, di una misura – ha concluso l’assessore – che va nella direzione indicata dalla stessa Unione europea che ha già individuato in quello lattiero-caseario
uno dei settori strategici su cui intervenire con risorse dedicate e varie forme di aiuto, anche in vista del superamento del regime delle quote latte previsto per il 2015 e dell’ inevitabile
acuirsi del confronto competitivo con Paesi che possono contare su costi di produzione più bassi».




