Coldiretti Ferrara: fragole è allarme reddito
28 Maggio 2009
“C’è un grosso problema, un differenziale troppo grande tra il prezzo alla produzione e quello che che viene chiesto ai consumatori. Noi produttori ai prezzi con i quali ci pagano oggi
il prodotto non abbiamo più interesse a continuare la raccolta e ci prepariamo ad archiviare un anno con il segno meno. A queste condizioni non sappiamo se la fragola di Ferrara
potrà ancora essere coltivata”
I produttori di Coldiretti Ferrara che stamattina hanno voluto incontrare la stampa per evidenziare i problemi di redditività di questa coltura non hanno dubbi: con questi prezzi la
nostra fragolicoltura rischia di chiudere, dopo il forte ridimensionamento che negli anni scorsi ha già ridotto a meno di 100 gli ettari coltivati in provincia, di quello che era un
prodotto simbolo del ferrarese negli anni 60 e 70.
Purtroppo i numeri sono molto chiari e non lasciano molti spazi di interpretazione: oltre 52.000 euro per coltivare un ettaro di fragole, con un costo unitario per kilogrammo di prodotto
raccolto di circa 1,24 euro. Stimando una produzione media di circa 420 quintali per ettaro (ma molte aziende non hanno raggiunto queste quantità a causa dell’andamento stagionale
avverso) la produzione lorda vendibile si attesta a circa 42.000 euro dato il prezzo medio di vendita di circa 1 euro (soprattutto attraverso il sistema delle aste, che copre circa il 60% del
movimento di questo frutto) con una perdita netta di circa 10.000 euro ad ettaro.
“Anche in questo caso ad un basso prezzo riconosciuto al produttore – evidenzia il Presidente di Coldiretti Ferrara, Mauro Tonello – addirittura insufficiente a coprire i costi di produzione,
non corrisponde un altrettanto basso livello dei prezzi al consumo. Una nostra semplice indagine su diversi punti vendita della città, tra cui ipermercati, supermercati e negozi al
dettaglio specializzati, ha evidenziato prezzi che lievitano del 200%, sino a punte del 400% rispetto ai prezzi di campagna.
Con l’incognita di quale tipo di prodotto venga effettivamente commercializzato: solo in un paio di negozi testati per la nostra indagine su dieci complessivi abbiamo trovato fragole
probabilmente ferraresi (l’origine in etichetta dichiara un generico Italia, ma gli imballi sono made in Fe….), mentre abbiamo trovato anche fragole che in una provincia come la nostra,
dove si produce sicuramente più di quanto si consuma, sono state quantomeno lavorate e confezionate a centinaia di kilometri di distanza: eppure in questo caso il “kilometro zero”
dovrebbe essere facilmente praticabile, riducendo a forse meno di dieci i kilometri necessari per arrivare dal campo al punto vendita. Tutto ciò tenendo conto che per le fragole le
lavorazioni vengono fatte tutte in campo e quindi non capiamo bene perché un consumatore debba pagare aumenti di quest’ordine di grandezza e forse neppure gustare il prodotto del nostro
territorio.”
Unanime il commento dei circa 30 produttori che si sono dati appuntamento presso le aziende Ganzarolli e Soriani a San Martino di Ferrara: se le condizioni sono queste non c’è più
lo spazio per continuare questa coltura che seppure non molto estesa ha un forte impatto finanziario e lavorativo, dando lavoro a molti operai ed utilizzando mezzi tecnici di avanguardia (dalle
piantine, ai film plastici, all’irrigazione, ecc.) impoverendo ulteriormente la nostra economia agricola.
Ci auguriamo che le nostre sollecitazioni ed il grosso lavoro per la trasparenza nelle filiere agricole messo in atto da Coldiretti, possa ridare respiro a queste aziende ed il giusto prezzo ai
produttori, raccorciando le filiere e restringendo i picchi di distorsione a carico dei consumatori.
Consumatori che saranno ulteriormente e direttamente coinvolti venerdì prossimo, 29 maggio, in una “serata fragolosa”, dalle 18 alle 22, in piazza Municipale a Ferrara, dove Coldiretti
Ferrara allestirà un punto informativo sulla fragola, con assaggi e degustazioni e possibilità di acquisto a prezzo di costo delle fragole ferraresi DOC.




