Russia-Ucraina: tensione senza fine

By Redazione

Il 7 gennaio Mosca ha tagliato le forniture di metano destinate all’Ucraina. Secondo Gazprom, l’ente monopolista che si occupa della gestione del gas, è stato ridotto
l’afflusso in Ucraina per 110 milioni di metri cubi al giorno, mentre la quantità di gas destinata al mercato europeo rimane invariata. La Commissione Europea, supportata
da valutazioni provenienti da Russia, Ucraina e Repubblica Ceca, è di diverso parere: in sostanza, l’Europa sarebbe a secco.

A questo punto, i due Stati slavi hanno iniziato lo scarico reciproco delle responsabilità. Per Mosca, l’interruzione delle forniture ricade integralmente sulle spalle
degli Ucraini. Questi presentano una posizione più sfumata: Naftogas, la compagnia delegata alla gestione dei gasdotti, ha dichiarato di essere stata costretta a ridurre di 21
milioni di metri cubi al giorno la quantità di gas russo destinato all’Europa a causa dei tagli sulle proprie forniture.

Il problema, principalmente, è di natura economica. I russi chiedono, sulla scia di vecchi accordi, un prezzo di 450 dollari ogni 1000 metri cubi, mentre gli ucraini desiderano
continuare con la tradizionale politica di favore, con 201 dollari ogni metri 1000 cubi.

Esistono però altri motivi di attrito tra i due stati, causati dalla recente storia politica.

Nell’ottobre 2004 le elezioni presidenziali ucraine favorevoli al primo ministro Janukovic furono annullate dalla Corte Suprema, principalmente per le proteste popolari capeggiate
dal candidato Viktor Juščenko. Tale coalizione, che prese il nome di rivoluzione arancione per il colore indossato dai sostenitori, riteneva le elezioni inficiate da brogli,
richiedendo il ritorno alle urne. Le nuove elezioni di dicembre videro così la vittoria di Juščenko e della sua principale alleata, Julija Tymošenko. Questi
due politici, nonostante alcune divergenze di politica estera, sono rimasti alleati e controllano la scena politica ucraina: attualmente, Juščenko è presidente e la
Tymošenko primo ministro.

Se questo stato delle cose è apprezzato da Unione Europea e Stati Uniti, che vedono nel tandem Juščenko- Tymošenko l’affermarsi della democrazia e la
fine dei vecchi oligarchi di matrice post-sovietica, radicalmente diversa è l’opinione di Mosca. Per i politici del Cremlino, il nuovo corso ucraino è un
regime-fantoccio di matrice americana avente l’obiettivo preciso d’indebolire la Russia, mettendogli contro uno Stato economicamente cardine.

Questa tensione era già sfociata nella crisi del gas del 2006, quando Gazprom aveva cambiato il prezzo del gas, da 50 a 230 dollari ogni 1000 metri cubi. Tale provvedimento,
considerato più una punizione politica che una mossa di mercato, aveva già portato una diminuzione della quantità del gas europeo, con punte fino al 38%.

All’epoca la situazione era stata risolta con un accordo complicato, frutto della mediazione Ue, che fissava il prezzo del gas sulla cifra chiesta da Mosca ma consentiva a Kiev il
ricorso a fornitori con prezzi più contenuti. Oggi la soluzione rimane lontana e come allora, l’Europa è pronta a stringere la cinghia.

Matteo Clerici/Redazione Newsfood

 

 

Condividi su:

VISITA LO SHOP ONLINE DI NEWSFOOD