Inflazione: pane, pasta, frutta e latte alle stelle
30 Maggio 2008
Alle stelle il prezzo di pane, pasta, frutta e latte, dal campo alla tavola si registrano rincari anche del 500 per cento che allontanano questi prodotti dalle nostre tavole e così i
consumi crollano, aumenti che risultano ingiustificati specie in una fase in cui i prezzi all’origine dei cereali e del comparto lattiero-caseario mettono a segno evidenti flessioni che vanno
dal 3,6 al 6 per cento.
A sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori per la quale i listini-boom al consumo sono frutto di speculazioni e di aumenti artificiosi.
Risultano, pertanto, elevati gli incrementi avutisi per il pane (più 12,9 per cento), per la pasta (più 20,4 per cento), per la frutta (più 6,8 per cento) e per il latte
(più 11,1 per cento). Nelle campagne -ricorda la Cia- le quotazioni registrano, infatti, una costante discesa. Anche per i cereali, il settore che più degli altri aveva avuto nei
mesi scorsi incrementi significativi alla produzione, stanno subendo una flessione non certo marginale (meno 3,7 per cento per il frumento duro e meno 6 per cento per il frumento tenero).
Stesso discorso per il lattiero-caseario e per l’ortofrutta che registrano da mesi una netta tendenza al ribasso.
La diretta conseguenza di questa sfrenata corsa al rialzo dei prezzi al dettaglio è – denuncia la Cia- la picchiata netta dei consumi alimentari. Nel primo trimestre del 2008 si è
avuta, infatti, una flessione dello 0,7 per cento rispetto all’analogo periodo del 2007, mentre la spesa, in termini di valore, è cresciuta del 4 per cento.
Così -rileva la Cia- i rincari degli alimentari (più 5,7 per cento a maggio rispetto all’analogo mese del 2007) «tagliano» ancora gli acquisti domestici. I più
penalizzati nel primo trimestre -come risulta dalle stesse rilevazioni dell’Ismea- sono i derivati dei cereali (pane e pasta in testa, con una flessione, rispettivamente, di circa il 6 per
cento e del 2,8 per cento), la carne bovina (meno 3,4 per cento), gli ortaggi (meno 5,5 per cento), la frutta (meno 1,8 per cento) e l’olio d’oliva (meno 5,0 per cento).
Settori in controtendenza -evidenzia la Cia- sono la carne avicola (più 1,6 per cento), il vino e gli spumanti (più 2,2 per cento), i derivati del latte (più 3,5 per
cento); mentre il latte registra una sostanziale stabilità.




