La Cia siciliana incontra Fai e Libero Futuro

By Redazione

La Cia siciliana insieme alla Fai e a Libero Futuro per collocare il fenomeno mafia nelle campagne nella giusta attenzione delle forze dell’ordine e degli inquirenti.

Di criminalità organizzata, di come si manifesta il fenomeno nelle campagne e nelle attività agricole e di come siano sottovalutate alcune modalità operative degli
esponenti dei clan si è discusso ieri in un incontro tra i vertici della Cia siciliana, Carmelo Gurrieri, presidente, Carmelo Travaglia, vicepresidente vicario, Angela Sciortino,
vicepresidente, Tano Grasso, presidente onorario del Fai-Federazione antiracket italiana, ed Enrico Colajanni, presidente di Libero Futuro.

Risultato dell’incontro: convergenza delle posizioni della Cia siciliana, del Fai e di Libero Futuro sulla necessità di una migliore conoscenza della gravità del fenomeno e piena
disponibilità alla reciproca collaborazione per i rilancio delle azioni di contrasto al fenomeno criminale.

«L’incontro da cui scaturisce l’impegno di collaborazione, costituisce una delle azioni definite nel corso dell’ultima riunione dell’Osservatorio regionale permanente della Cia sulla
criminalità organizzata in agricoltura che si è svolta a Licata nei giorni scorsi dopo che le denunce di intimidazioni mafiose fatte in queste ultime settimane da alcuni
imprenditori agricoli hanno riportato all’attenzione dell’opinione pubblica e delle forze dell’ordine la questione della criminalità organizzata nelle campagne», spiega il
presidente della Cia siciliana.

La mafia non ha mai abbandonato la propria azione criminale nelle campagne e nel comparto agroalimentare più in generale. Racket, estorsioni, usura, abigeati, macellazioni clandestine,
sofisticazioni, riciclaggio di capitali illeciti mediante reinvestimento in attività agricole, controllo del lavoro degli immigrati clandestini, sono le molteplici attività che la
criminalità organizzata svolge nel settore agricolo e nella filiera agroalimentare. Si tratta di un fenomeno troppo spesso sottovalutato e che la Cia ha più volte denunciato e
rispetto alla quale la Cia ha già ribadito una posizione chiara e netta invitando tutti gli agricoltori a denunciare le intimidazioni e le richieste di pizzo.

«Il nostro codice etico approvato circa due anni fa -ricorda Gurrieri- prevede la risoluzione del rapporto associativo e la espulsione di tutti coloro che soggiacciono al racket e non
denunciano i loro taglieggiatori».

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