52 Miliardi di contraffazione dell'alimentare italiano

By Redazione

Di fronte all’affiorare di scandali veri o presunti sul fronte della produzione alimentare, Federalimentare precisa che la contraffazione è essenzialmente un fenomeno estero, l’industria
alimentare, ne è vittima al pari del consumatore.

Le stime di autorevoli studi, come quello presentato dall’ICE alle Camera di Commercio a Parma, dimostrano che sui mercati esteri la contraffazione alimentare la fa da padrona. Nel Nord America
(Usa Canada), fatta 100 la quota di esportazione di prodotti alimentari italiani «autentici», l’»Italian Sounding», ovvero l’imitazione, supera quota 300. E’ una quota
tripla, che schiaccia il prodotto italiano espropriando enormi aree di mercato da riconquistare.

Se fosse possibile eliminare integralmente la presenza di prodotti imitativi, le imprese italiane salirebbero sul mercato nord-americano, da un export attuale di 3 miliardi a circa 9 miliardi
di euro, con una crescita di 6 miliardi di euro.

Il mercato nordamericano rappresenta «solo» il secondo sbocco del «food and drink» nazionale, con una quota pari al 14,7% del totale esportato, dopo il 17,7% della
Germania.

Non è difficile ipotizzare perciò che l’intero business della contraffazione ed imitazione estera, anche se il mercato nord-americano per la verità è al top del
fenomeno, si avvicini a 3 volte l’export dell’industria alimentare nazionale, che l’anno scorso ha toccato quasi 18 miliardi di euro.

E’ questo lo scandalo. E’ una sottrazione di mercato macroscopica, tanto più grave in una fase come quella presente, che avrebbe bisogno di maggiore spazio e compensazione all’estero.
L’industria alimentare sta incontrando, infatti, crescenti difficoltà di fronte a un fenomeno nuovo e pesante: il calo dei consumi che presenta il mercato interno, e che i mercati esteri
possono recuperare.
In totale si può affermare che l’italian sounding nel mondo, comprendendo anche l’Est europeo ed asiatico ed il Sud America, arrivi ogni anno alla somma record di 52 miliardi di euro.

E’ chiaro quindi che i suddetti fenomeni comportino per le aziende alimentari un forte danno economico e di immagine: se infatti per ciò che riguarda l’aspetto, un prodotto può
riprodurre o copiare un alimento o una bevanda italiani, non altrettanto può dirsi per il gusto, la qualità e la sicurezza. Il Made in Italy alimentare non solo è il top
per gusto e qualità ma non teme confronti neanche sul piano della sicurezza. Ogni anno l’industria alimentare italiana spende in Ricerca per qualità e sicurezza circa 3 miliardi
di euro.

«Per tutelare il patrimonio alimentare italiano» afferma il Presidente di Federalimentare Giandomenico Auricchio, «è necessario il coordinamento tra il mondo delle
imprese e le istituzioni. Non sono necessarie nuove norme, bisogna solo applicare quelle che già esistono.
«Venendo poi ai risultati positivi ottenuti in tal senso, cito l’esempio più recente e significativo: in qualità di Presidente del Comitato per la tutela dei marchi e la
lotta alla contraffazione di Confindustria ho accolto con particolare entusiasmo la vittoria della Ferrero in Cina, e ritengo sia la dimostrazione di come la contraffazione, anche in un Paese
lontano e difficile, possa essere attaccata e vinta attraverso l’applicazione delle norme attualmente in vigore. Per combattere l’italian sounding le imprese, insieme alle istituzioni, possono
conquistare i consumatori stranieri spiegando loro i vantaggi e i piaceri del gustare i veri prodotti italiani.

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