Sicurezza, Marini: «allarme anche in campagna»
19 Maggio 2008
Occorre invertire la tendenza allo smantellamento dei presidi pubblici e delle forze di sicurezza presenti sul territorio dove l’allarme sicurezza è accentuato dalla situazione di
isolamento in cui vivono cittadini e imprese con i fenomeni malavitosi che sviluppano a danno delle campagne italiane un giro di affari di 7,5 miliardi di euro, secondo il rapporto della
direzione nazionale antimafia (Dna).
E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che il problema della sicurezza non riguarda solo le città ma anche le aree rurali dove è
necessaria una azione di prevenzione per garantire un quadro di legalità diffusa in un tessuto sociale che sta rapidamente cambiando.
Secondo l’Istat, il 55 per cento degli abitanti nei comuni con meno di duemila abitanti dichiara – sottolinea la Coldiretti – di avere difficoltà nel raggiungere le forze dell’ordine con
una percentuale ben piu’ alta a quella delle grandi città e superiore di oltre il 15 per cento a quella media nazionale. Una situazione preoccupante di fronte al moltiplicarsi in
agricoltura di furti di attrezzature e mezzi agricoli, abigeato, estorsioni, pizzo anche sotto forma di imposizione di manodopera o di servizi di trasporto o di guardiania alle aziende
agricole, danneggiamento delle colture, aggressioni, usura, macellazioni clandestine, truffe nei confronti dell’Unione europea e caporalato. A questi fenomeni si aggiungono – sottolinea la
Coldiretti – quelli legati allo smaltimento illecito dei rifiuti, all’importazione illegale di alimenti a rischio e al mancato rispetto di norme igienico sanitarie, che oltre ad avere un
impatto economico mettono a rischio la salute di tutti i cittadini.
Ma la criminalità, sia italiana che straniera, controlla in modo pesante la manodopera, specie in nero, offerta soprattutto da immigrati, con rilevanti ripercussioni sotto il profilo del
rispetto dei diritti umani e della salute, della violazione delle norme sull’immigrazione, dell’evasione contributiva, con riflessi anche dal punto di vista della concorrenza sleale che ne
deriva nei confronti delle imprese che rispettano le leggi.
Il fatto che siano saliti a 129.004 i rapporti di lavoro in agricoltura identificati negli archivi INPS e riconducibili a soggetti non italiani, che rappresentano il 13 per cento del totale,
dimostra – ha sottolineato Marini – la determinazione della parte più sana ed economicamente attiva dell’imprenditoria agricola a perseguire percorsi di trasparenza e qualità del
lavoro adempiendo puntualmente agli obblighi connessi ai rapporti di lavoro dipendente contrapponendosi ad inquietanti fenomeni malavitosi e di becero sfruttamento della manodopera, che gettano
un’ombra pesante su un settore che ha invece scelto con decisione la strada della regolarità.
Non si può accettare che un settore che ha scelto con decisione la strada dell’attenzione alla sicurezza alimentare e ambientale, al servizio del bene comune, sia vittima di inquietanti
fenomeni malavitosi che umiliano uomini e il proprio lavoro e mettono a rischio la sicurezza dei cittadini in termini economici e sanitari. La qualità del Made in Italy – ha concluso il
presidente della Coldiretti – dipende dalla qualità e dalla trasparenza dei processi produttivi che concorrono a realizzarlo a partire dal lavoro.





