Sanità, il 54% preferisce il SSN

By Redazione

 

Il Sistema Sanitario Nazionale piace agli italiani, che anzi lo preferiscono di gran lunga al privato. Solo 3 italiani su dieci, infatti, dichiarano di aver più fiducia negli
ospedali privati: secondo il 30% la sanità costerebbe meno e sarebbe migliore se fosse data ai privati. La sanità pubblica dunque sfata il pregiudizio negativo diffuso in
Italia e si scopre anche che i pazienti considerano i medici abbastanza o del tutto competenti.

E’ quanto emerge dall’indagine promossa dal sindacato medico Anaao Assomed e realizzata dalla Swg di Trieste su un campione rappresentativo della popolazione italiana di età
superiore ai 25 anni. Nel periodo tra il 1 e il 4 dicembre 2008 mille soggetti, che presumibilmente hanno avuto a che fare con la sanità ospedaliera italiana, rispondendo a
domande precise, hanno espresso la loro customer satisfaction.

“Le iniziative di customer satisfaction sono un pezzo importante della programmazione” ha detto il Sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio, intervenendo oggi alla presentazione
dell’indagine “Gli italiani e il SSN”. “Ci conforta vedere che la fiducia degli italiani nella competenza dei medici è elevata; emerge una mancanza di umanizzazione nei confronti
dell’ammalato ed è su questo che dobbiamo lavorare. Sono soddisfatto che la materia di base, che è rappresentata dagli uomini, ci sia perché questa è la cosa
fondamentale.

Sul binomio pubblico/privato vorrei chiarire una cosa – ha aggiunto Fazio – nessuno mette in discussione la governance pubblica del nostro sistema sanitario nazionale. Esiste comunque
un privato virtuoso, che spesso si identifica con i grandi ospedali che riescono ad inserirsi bene in questa governance, ed esiste poi un privato dannoso, rappresentato a volte da
piccole strutture”.

Un dato sicuramente già noto, che emerge anche da quest’ultima analisi è una disparità di situazioni tra Nord e Sud: al Nord è il 66% della popolazione a
fidarsi della sanità pubblica, mentre al Sud la percentuale scende al 41%. Nello specifico è la qualità dei servizi sanitari regionali ad essere percepita in modo
estremamente differente: soddisfacente o del tutto soddisfacente per il 74% degli italiani al Nord, contro il 24% degli italiani al Sud.

Secondo l’82% degli italiani al Meridione negli ospedali della propria Regione sono diffuse o molto diffuse le carenze organizzative (il valore medio è del 57%) e questo
significa che la maggior parte della sfiducia è basata sulla malasanità che non ha a che fare con il sistema sanitario in sé, ma con la sua gestione.

“La gestione delle inadeguatezze – ha spiegato il Sottosegretario Fazio – è di competenza regionale. Le Regioni più critiche sono Campania, Sicilia e Lazio, per cui
abbiamo predisposto piani di rientro che aiuteranno queste Regioni ad uscire dalle condizioni non ottimali di gestione dei servizi. Il Ministero metterà la sanità a
sistema, con indicatori di input e output, per misurare anche ciò che il sistema produce”.

Oltre alla mancanza di umanizzazione gli italiani lamentano una scarsa assistenza agli anziani, su cui sposterebbero molte più risorse, visto che andiamo incontro ad un
invecchiamento della popolazione. Tutto sommato quest’indagine dimostra come, a trent’anni dalla sua nascita, il Sistema Sanitario Nazionale stia al passo con gli altri paesi con cui
l’Italia si confronta anzi dimostra di avere le potenzialità per essere uno dei migliori sistemi sanitari del mondo.

“Inoltre – ha evidenziato Fazio – alla domanda se è meglio una tutela pubblica della salute o è meglio fare da soli, gli italiani hanno confermato una tendenza, che
è propria dell’Europa, a volere una sicurezza pubblica per il loro bene primario”. Il Sottosegretario alla Salute ha portato l’esempio dell’ospedale ideale del Prof. Umberto
Veronesi: “è il nostro modello, ma ha costi troppo elevati e cozza con le situazioni concrete che ci troviamo di fronte. Per il momento prevediamo corsi di educazione per i
medici verso un’umanizzazione delle cure e con i piani di rientro speriamo di risolvere presto le inefficienze”.

Alla domanda sulla situazione dei LEA, i livelli essenziali di assistenza Fazio ha risposto così: “a settembre abbiamo concordato con le Regioni i nuovi LEA, in cui sono stati
inseriti tutti quelli previsti per le categorie più deboli. Il problema è politico e siamo in attesa che la Presidenza del Consiglio ci convochi per inserirli nel Patto
della Salute, che sarà complessivo per i prossimi anni”.

Antonella Giordano

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