Amuri di Fimmina e Amuri di Matri: il nuovo rosé Doc Etna di Al-Cantàra, medaglia di bronzo al Concorso Internazionale Vinitaly 2014
4 Aprile 2014
Su quasi tremila vini, provenienti da tutto il mondo,
assegnate 73 medaglie. Unico vino premiato fra le aziende produttrici dell’Etna
“Chi semina cultura raccoglie successi”. L’affermazione è una consuetudine che Pucci Giuffrida, patron di Al-Cantàra, ama esercitare ad ogni occasione opportuna. Lo fa nello spirito di una comunicazione che caratterizza non solo la “sua” azienda ma anche l’anima con cui ha concepito sia i “suoi” vini dell’Etna, sia la promozione del territorio, sia la dialettica rappresentata dalle premiatissime sue bottiglie, sia il linguaggio delle etichette.
Che questo linguaggio, mirato a far sposare vino dell’Etna e poesia dialettale (facendo dell’etichetta un luogo d’arte), si sia rivelato un’intuizione colta e indovinata, lo suggella un nuovo riconoscimento riscosso ieri al Concorso Enologico Internazionale del Vinitaly.
Che questa volta ha premiato non solo l’arte e la componente grafica, ma anche la competenza enologica, la capacità di saper esprimere bene il territorio, l’abilità di vestire un vino di quella eleganza, la cui peculiarità caratterizza sempre più diffusamente i gusti dei mercati globali.
“Amuri di Fimmina e Amuri di Matri” è un rosé Doc dell’Etna, vinificato nella sua originale tradizione etnea. Il colore “scarico” che richiama i petali di pesco in fiore, ne certifica l’autenticità di un “vero” nerello mascalese ma rimane peculiare alle caratteristiche dei cru in cui nasce. Determinante comunque è stato l’apporto della mano dell’uomo. Che ha un nome: Salvo Rizzuto enologo dell’azienda, trentacinquenne di Sciacca e un curriculum di tutto rispetto con esperienze, tra le altre, in Francia e nelle Langhe.
Della Sicilia, ma in particolare dell’Etna, ha saputo cogliere l’anima delle viscere vulcaniche tarando bene alcol e acidità al punto che la sua mineralità, tipica di quei terreni, si armonizzasse con tutta la sua complessità in un ampio bouquet. «Con questo vino stiamo cercando di reinterpretare la tradizione etnea, l’unione del fuoco e del mare. Forse è pazzia, ma la passione ed il rispetto di questa terra e delle molteplici sfaccettature che ci fa vivere è degna di citazione, perché questo rosé è “un vino” unico, concepito nel pieno rispetto e nella interpretazione del terroir come una cosa unica.
Al pari della conservazione della tradizione» conclude Salvo Rizzuto. «E chi ben comincia è a metà dell’opera – aggiunge Pucci Giuffrida – e questo rosato (unico vino premiato fra le aziende produttrici dell’Etna) è, infatti, il primo vino realizzato dal nostro nuovo enologo, e di questo ne siamo orgogliosi. Ma è anche il frutto dell’amore, della passione e della serietà con cui tutta la nostra squadra lavora in vigna, in cantina ed in azienda. A tutti loro va il mio più sincero ringraziamento». La produzione per il primo anno si attesterà intorno alle 3.500 bottiglie. Le uve utilizzate sono prodotte da vitigni coltivati alle pendici dell’Etna ad una quota di circa 650 metri s.l.m. La densità d’impianto è di 6000 ceppi per ettaro. La forma di allevamento a contro spalliera con una potatura a doppio cordone speronato con due speroni per ceppo.
La raccolta manuale avviene a metà ottobre. L’uva, raccolta in cassette, grappolo per grappolo, viene pigiata e dopo una macerazione a freddo per 12 ore si va in pressa. Dopodiché, il mosto si lascia decantare per 24 ore. Il mosto purificato dalle sostanze più grossolane viene fatto fermentare in serbatoi di acciaio con temperature di 14-16° C per circa 15 giorni; superata la fase della fermentazione alcolica inizierà l’affinamento sulle fecce fini. A marzo il vino va in bottiglia per mantenere intatte le caratteristiche degli aromi fruttati e della sua pregevole freschezza. Da abbinare con formaggi freschi, carni bianche, crostacei. E soprattutto buona compagnia.
Catania 2 Aprile 2014
Redazione Newsfood.com





