I luoghi di Milano: La Casa degli Omenoni

I luoghi di Milano: La Casa degli Omenoni

By Giuseppe

A Milano, in via degli Omenoni 3  sorge un imponente edificio che dà il nome alla via situata nei pressi di Piazza della Scala

Sulla facciata della casa degli omenoni la storia dei “barbari” vinti dalla potenza dei Romani

Milano, 4 novembre 2025

 

A cura di ASSOEDILIZIA informa

I luoghi di Milano tra storia, leggenda e attualità

di Ben Sicchiero

SULLA CASA DEGLI OMENONI LA STORIA DEI “BARBARI” VINTI

A Milano, in via degli Omenoni 3 (dal dialetto milanese “uomini grandi),  sorge un imponente edificio che dà il nome alla via situata nei pressi di Piazza della Scala. Sulla facciata spiccano enormi sculture (telamoni) denominate Svevo, Quado, Adiabene, Parto, Sarmata e Marcomanno.  Rappresentano popoli residenti a Nord – Elba, Danubio, Don – e ad Est – Mesopotamia e Iraq – dell’Impero romano, vinti nelle guerre del II secolo d.C., estendendo così la gloria imperiale.

Osservando l’afflizione che emana da quelle figure prostrate davanti al vincitore sorge l’interrogativo: che sorte subivano le popolazioni sconfitte?

Il modo in cui gli antichi Romani trattavano un popolo “barbaro” (cioè non romano e non greco) vinto variava molto nel tempo e in base alle circostanze, ma possiamo individuare alcune tendenze generali.

Sottomissione e controllo politico, con imposizione di trattati (foedera) che obbligavano il popolo vinto a fornire truppe, tributi o risorse; ma quasi sempre si lasciava una certa autonomia locale, purché i capi riconoscessero la superiorità di Roma e non si ribellassero.

Una volta consolidato il dominio, Roma cercava di integrare i popoli vinti nella propria cultura: fondava colonie romane con veterani e cittadini latini; costruiva strade, templi, anfiteatri e città sul modello romano; diffondeva la lingua latina, il diritto romano e i costumi (abbigliamento, architettura, religione). Col tempo, molti popoli “barbari” diventavano cittadini romani.  Ma se un popolo si opponeva con forza o si ribellava Roma reagiva con estrema durezza: massacri, deportazioni, distruzione di città, molti prigionieri venivano ridotti in schiavitù e venduti nei mercati.

Nei secoli più tardi (soprattutto dal III-IV secolo d.C.), Roma cominciò a usare i “barbari” anche come alleati militari (foederati): intere tribù germaniche o sarmatiche venivano insediate nei territori dell’Impero in cambio di servizio militare; e alcuni capi “barbari”raggiunsero alte cariche nell’esercito romano.

Il palazzo è stato progettato e costruito intorno al 1565 dall’artista Leone Leoni, scultore e cesellatore al servizio di Carlo V e di Filippo II, che acquistò la proprietà nel 1549 e intraprese la ristrutturazione per farne la sua abitazione e studio.  All’interno ospitava una ricca collezione d’arte (dipinti di Tiziano, Correggio, disegni di Leonardo da Vinci, calchi di statue antiche) che lentamente si disperse.

Nel corso dei secoli subì diversi cambiamenti: nell’Ottocento, nel 1929, e corse anche il rischio di essere demolito.

Nonostante le numerose modifiche interne e l’aggiunta di elementi nel corso dei secoli, la facciata è rimasta praticamente come originariamente pensata da Leoni (salvo attico e balconi aggiunti). E’ dominata dai telamoni scolpiti da Antonio Abondio probabilmente su disegno di Leoni, ed è tra le più spettacolari e insolite di Milano. E’ suddivisa verticalmente in sette scomparti; al piano nobile si alternano colonne di ordine ionico, nicchie e finestre. Nel fregio sotto la gronda centrale è presente un rilievo che rappresenta la “Calunnia sbranata dai leoni” (i leoni fanno riferimento al cognome Leoni).

Gli interni furono ristrutturati nel 1929 dall’architetto Piero Portaluppi: il cortile rettangolare con tre ali porticate e fregio con metope e triglifi è un elemento ancora visibile.

L’edificio è un esempio molto particolare di “casa d’artista” rinascimentale: non era solo abitazione, ma anche luogo di creazione artistica, esposizione e collezione. Come ricordato da Giorgio Vasari, il palazzo era “pieno di capricciose invenzioni, che non n’è forse un altro simile in tutto Milano”. Purtroppo l’interno non è visitabile perché sede privata. E’ facilmente raggiungibile in quanto vicinissimo alla fermata metro M3 Montenapoleone e alle linee tram che servono il centro.

 

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