Alessandria: Cia e Confagricoltura sul problema “caro-prezzi”

By Redazione

 

Il problema del prezzo del pane e della pasta è da parecchie settimane al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. L’agricoltura viene additata come una
delle cause di questi rincari se non addirittura la principale. Ma le cose non stanno come si cerca di mostrarle. A sottolinearlo, una nota congiunta, la Cia e la Confagricoltura di
Alessandria.

Il presidente provinciale di Confagricoltura Gian Paolo Coscia su questo argomento ha commentato: “In un anno se il prezzo pane è aumentato del 12 per cento, il prezzo del
grano ha subito una contemporanea riduzione dal 15 al 35 per cento. Non si può pertanto argomentare che sia l’agricoltura la causa degli aumenti. Sul fronte prezzo della
pasta, all’aumento al consumo del 24 per cento si contrappone la riduzione del prezzo del grano duro del 4,5 per cento”.

Il presidente provinciale della Cia di Alessandria Carlo Ricagni aggiunge che “la situazione si fa quotidianamente più pesante: infatti non solo i mercati settimanalmente
vedono contrarsi le quotazioni dei cereali, ma il nostro grano provinciale non viene acquistato dall’industria di trasformazione: abbiamo i magazzini pieni. Questa assoluta
mancanza di “commercio” è il fatto che particolarmente ci preoccupa, perché dobbiamo anche far posto nei magazzini alle altre colture come il mais che nei
prossimi giorni andremo a raccogliere”.

“Oltre il danno, le beffe -commenta il direttore della Cia di Alessandria Giuseppe Botto- “non riusciamo a vendere il grano e i prezzi sono in discesa: quindi, i redditi dei
nostri agricoltori saranno soggetti a riduzioni che potrebbero provocare ripercussioni pericolose per il futuro delle nostre aziende, dalle più piccole alle più grandi;
non dobbiamo essere messi nelle condizioni di svendere il grano, perché dobbiamo fare posto al mais”.

Il commento del direttore di Confagricoltura Alessandria, Valter Parodi, è chiaro: “In questo frangente la pubblica amministrazione deve fare la sua parte concedendo
prestiti straordinari ai soci conferenti delle Cooperative che detengono il grano nei magazzini per gestire gli stoccaggi in modo da evitare speculazioni. Oggi ribadiamo con forza e
determinazione che l’agricoltura non è la responsabile degli incrementi dei prezzi di pane e pasta, ma è vittima di campagne denigratorie inspiegabili, di
speculazioni economiche sui fattori di produzione, e di attacchi che assolutamente non tolleriamo. Il nostro settore primario deve essere maggiormente rispettato e apprezzato dai nostri
concittadini e non deve essere oggetto di facili speculazioni dialettiche”.

Oggi la protesta di Confagricoltura e della Cia di Alessandria viene portata all’attenzione dell’opinione pubblica attraverso l’astensione dei loro rappresentanti in
seno alle varie Commissioni prezzi della Camera di Commercio di Alessandria, che settimanalmente si incontrano con i rappresentanti della parte commerciale per la definizione del prezzo
all’origine dei prodotti agricoli che viene sintetizzato in un bollettino edito dalla Camera di Commercio. Si tratta di quotazioni cui gli agricoltori di Alessandria fanno
riferimento per orientare le proprie decisioni di vendita.

Questa astensione è naturalmente un segnale forte che il mondo agricolo intende dare ma non è l’unica iniziativa che si intende attuare: se a livello nazionale
Confagricoltura e Cia, attraverso la partecipazione a un comitato cui fanno parte 11 operatori associati del settore agroalimentare (“il Tavolo degli undici”), hanno
presenziato lo scorso 16 settembre a un’audizione alla Camera dei Deputati, portando su questi temi le argomentazioni e le soluzioni in merito, a livello locale si sta cercando di
unire gli sforzi degli agricoltori e delle loro cooperative per venire incontro alle esigenze di immagazzinamento dei cereali in via di raccolta e per fare fronte comune contro le
speculazioni commerciali concentrando l’offerta.

Infine, i presidenti Coscia e Ricagni sottolineano la gravissima congiuntura in cui versa il settore primario: “Se da un lato calano i prezzi dei nostri prodotti -che non si
vendono- dall’altro sono schizzati alle stelle i prezzi dei concimi e del gasolio, solo per citare alcuni fattori di produzione. Per fare alcuni esempi: il prezzo dei concimi in
un solo anno ha subito incrementi ben oltre il 200 per cento e non perché prima costasse poco. Il prezzo del gasolio è ancora ai livelli dello scorso mese di luglio non
ostante le ultime riduzione del prezzo del greggio di oltre il 40 per cento, che non sono state recepite. Oggi solo in fertilizzanti dovremmo spendere un importo che è quasi la
metà del prodotto che andremo a vendere il prossimo anno: è una spesa che non possiamo permetterci anche se effettuata in dosi e modi rispettosi delle norme e dei
fabbisogni della coltura. Quindi ci troveremo costretti a non effettuare nessuna concimazione autunnale, riservando alla primavera gli interventi decisivi per salvaguardare la
qualità del grano che raccoglieremo nel 2009. Questa riduzione negli input di fertilizzanti autunnali è un invito a tutti gli agricoltori a non sprecare risorse
economiche”.

 

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