Como: etichetta per la tracciabilità del sistema moda

By Redazione

Como – Sapere dove è stata compiuta la filatura, la tessitura, la nobilitazione e dove infine i capi sono stati confezionati: informazioni utili per il consumatore che
deve scegliere i prodotti da acquistare ed elemento di distinzione e valorizzazione per le aziende che vogliono marcare in modo trasparente la loro origine, per i capi arriva l’etichetta che
informa su dove sono stati compiuti i 4 processi di lavorazione.

L’etichetta di tracciabilità dei capi sarà applicata a partire da autunno/inverno su base volontaria dalle aziende che aderiranno al progetto promosso dall’Italian Textile Fashion
(organo di coordinamento delle Camere di Commercio italiane per la valorizzazione e la tutela della filiera della moda – tessile, abbigliamento, calzature).
La Camera di Commercio di Como ha immediatamente aderito al progetto ed avvierà, con il supporto delle associazioni di categoria e dell’Unione Industriali di Como, la campagna di
promozione tra le imprese del territorio dell’iniziativa.

Le verifiche delle dichiarazioni rese dalle aziende avranno un costo di 400 euro per le imprese e saranno condotte dal Centro Tessile Serico.
L’iniziativa è stata presentata questa mattina da Paolo Zegna, presidente di Smi-Ati (Sistema Moda Italia – Federazione Tessile e Moda), e da Luca Mantellassi, presidente di Italian
Textile Fashion (Itf), a margine della fiera Milano Unica.
«Purtroppo per la posizione ancora oggi negativa di alcuni governi europei non è stato possibile ottenere l’introduzione dell’obbligatorietà dell’etichettatura di origine in
Europa, obiettivo per cui Smi si sta ancora battendo. Il sistema di tracciabilità di Itf – ha dichiarato Zegna – riprende la nostra idea originaria e la concretizza in modo
efficace».

A livello europeo, Smi sta lavorando alla costruzione di nuove alleanze per raggiungere l’obiettivo della obbligatorietà della etichettatura d’origine. Accordi con grandi distributori
come Zara, Harvey Nichols (Londra) e Peek&Cloppenburg (Germania e Austria) sono già stati stretti.
«La tracciabilità – ha aggiunto Zegna – permette una migliore trasparenza e quindi un’immediata verifica da parte del consumatore del reale contenuto nel prodotto da acquistare,
nelle sue componenti «Made in Italy» o importate».

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