Varato il documento per la riforma della contrattazione nazionale

Nel pomeriggio del 7 maggio, le segreterie di Cgil, Cisl e Uil hanno approvato il documento dal titolo “Linee di riforma della struttura della contrattazione” con cui Epifani, Bonanni e
Angeletti hanno fissato le modifiche che devono essere apportate alla contrattazione nazionale per realizzare “un accordo unico che definisca un modello contrattuale per tutti i settori
pubblici e privati”.
Il documento punta “al miglioramento delle condizioni di reddito, di sicurezza e qualità del lavoro dei lavoratori attraverso la crescita della qualità, del nostro paese, delle
sue reti materiali e immateriali, del suo stato sociale e della qualità, competitività e produttività delle imprese”, mediante l’apertura di un tavolo con le Associazioni
datoriali e l’esecutivo.
Dopo l’approvazione del documento, i segretari nazionali di Cgil, Cisl e Uil si sono detti soddisfatti sia per i contenuti, sia per la ritrovata compattezza: “Trovando un accordo, una sintesi
per una proposta sui contratti – ha spiegato Bonanni – avremo un sindacato più forte, rinnovato e più aggressivo”.
Anche il presidente uscente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, ha salutato positivamente il varo del documento, che ora passa al vaglio degli organismi sindacali, delle assemblee
dei lavoratori e delle associazioni imprenditoriali e al governo: “Oggi abbiamo davanti la riforma della contrattazione, il peso del fisco sul lavoro, il pubblico impiego, la spesa pubblica non
produttiva, gli oneri diretti ed indiretti che gravano sulle imprese, i costi della burocrazia, dell’energia e della logistica” ha sottolineato Montezemolo, spiegando che “è fondamentale
la ripresa degli investimenti pubblici”.

Come migliorare il reddito e la produttività
I segretari delle associazioni sindacali hanno così definito i “due grandi terreni d’ impegno” su cui devono essere perseguiti la tutela e il miglioramento del reddito del
lavoratori:
– un livello “generale che deve garantire un welfare solidaristico ed efficiente, un sistema di prezzi e tariffe trasparente, socialmente compatibile, in grado di frenare la ripresa dell’
inflazione ed, in particolare, un sistema fiscale equo che preveda una forte riduzione della pressione fiscale sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti e sulle pensioni”.
– un ambito “regolato dal sistema contrattuale su due livelli per tutelare il potere d’acquisto delle retribuzioni e per redistribuire la produttività”.
Per raggiungere tali obiettivi, il documento ha ipotizzato le seguenti linee di riforma del modello contrattuale definito dall’accordo del 23 luglio 1993:
“- conferma di due livelli contrattuali tra loro complementari;
– definizione del CCNL come centro regolatore dei sistemi contrattuali a livello settoriale e per la definizione delle competenze da affidare al secondo livello, tenendo conto delle diverse
specificità settoriali”.

Le modifiche al contratto nazionale
Il documento dei sindacati ha ricordato che il CCNL nasce con l’obiettivo di sostenere e valorizzare il “potere d’acquisto per tutti i lavoratori di una categoria in ogni azienda e in ogni
parte del Paese” e di regolare il “sistema di relazioni industriali a livello settoriale, aziendale o territoriale”.
Partendo da questa considerazione, dunque, Epifani, Bonanni e Angeletti hanno ribadito che “il modello del settore pubblico dovrà adottare regole analoghe a quelle del settore privato
attraverso opportuni interventi di delegificazione” e che “tale impostazione andrà riferita anche alla contrattazione di secondo livello da realizzare nelle pubbliche
amministrazioni”.
Devono, quindi, essere razionalizzate le oltre 400 aree di copertura dei CCNL, mediante l’accorpamento di contratti analoghi e l’omogeneizzazione dei settori, mentre sul fronte economico
bisogna “recuperare l’attendibilità della natura di inflazione a cui fare riferimento ed ancorare il sostegno del salario a criteri credibili definiti e condivisi in ambito di vera
politica dei redditi”.
Questo obiettivo può essere perseguito mediante il concetto di “inflazione realisticamente prevedibile supportata dai parametri ufficiali di riferimento, a livello dei CCNL”: in pratica,
si tratta di adeguare gli attuali indicatori di inflazione e di definire “meccanismi certi di recupero” in caso si realizzino “eventuali differenziali inflazionistici”.
I sindacati hanno anche sottolineato la necessità di eliminare biennio economico per i CCNL passando, invece, alla triennalità, che consente di unire la parte economica e quella
normativa.
Un altro punto centrale della questione è rappresentato dalla tempistica dei rinnovi dei CCNL, che può essere combattuta mediante l’introduzione di “penalizzazioni in caso di
mancato rispetto delle scadenze” e fissando “la decorrenza dei nuovi minimi salariali dalla scadenza del vecchio CCNL, superando così la concezione di “vacanza contrattuale”, di una
tantum o di indennità sostitutive”.
Il documento dei sindacati ha sottolineato che una priorità è rappresentata dall’esigenza di creare “nuovi diritti contrattualmente definiti” ed “implementare e regolare gli
strumenti esistenti” per combattere la precarietà e favorire la formazione per l’accesso e la sicurezza: “Vanno definiti accordi e norme quadro per garantire condizioni normative,
salariali e di sicurezza adeguate ed una continuità di relazioni industriali che eviti l’emarginazione dei lavoratori interessati” – si legge – “Occorre costruire un quadro di certezza
rispetto alle aree contrattuali di riferimento che, anche rispetto ai processi di liberalizzazione e in tutte le realtà a regime concessorio, argini il fenomeno del dumping contrattuale
in particolare con la piena utilizzazione della “clausola sociale”.
E poi la parità, che deve “assumere una maggiore valenza contrattuale e configurarsi in normative definite e vincolanti”: basta con le “dichiarazioni di principio” e gli “intenti
programmatici”, “occorre sviluppare un’impostazione contrattuale che incoraggi le imprese ad assumere donne e offra, al tempo stesso, strumenti per la conciliazione vita-lavoro”.

La contrattazione di secondo livello
I sindacati hanno sottolineato l’importanza di sostenere “la diffusione qualitativa e quantitativa del secondo livello di contrattazione”, rafforzando la “decontribuzione pienamente
pensionabile con misure aggiuntive di detassazione”.
“La contrattazione accrescitiva di secondo livello – si legge nel documento dei sindacati – sarà incentrata sul salario per obiettivi rispetto a parametri di produttività,
qualità, redditività, efficienza, efficacia”, poiché “i processi di trasformazione in atto richiedono una più alta capacità di contrattazione
sull’organizzazione del lavoro, sulla condizione e prestazione lavorativa, sulla valorizzazione della professionalità -attraverso la formazione permanente -, sulle partite degli orari,
su tutte le tematiche legate alla flessibilità contrattata, sul tema sempre più fondamentale della prevenzione e della formazione su salute e sicurezza del lavoro”.

“Linee di riforma della struttura della contrattazione”

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