TFR dei lavoratori nei fondi complementari di pensione. Incentivi fiscali e contributivi per le aziende

D: Sono per caso previste agevolazioni per le aziende che non possono più fruire degli importi di TFR come fonte di autofinanziamento, per il fatto che i lavoratori lo destinano ai
fondi complementari di pensione?

R: Alle aziende con un minimo 50 dipendenti che non possono più fruire degli importi di TFR come fonte di autofinanziamento, TFR che i lavoratori destinano ai fondi complementari di
pensione, oppure perché questo viene trasferito al fondo di tesoreria gestito dall’INPS, competono una serie di agevolazioni fiscali e contributive.
Per primo i datori di lavoro possono fruire della detrazione dal reddito di impresa pari al 4% (elevato al 6% per le imprese sotto i 50 dipendenti) delle quote del TFR che non sono più
accantonate in azienda.
Il risparmio fiscale è quantificabile in sede di versamento delle imposte (primo appuntamento giugno/luglio 2008).

Inoltre il datore di lavoro è esonerato dal versare il contributo dovuto al fondo di garanzia TFR gestito dall’INPS (legge n. 297/1982), pari allo 0,20% delle retribuzioni (elevato allo
0,40% per dirigenti industriali. Tale esonero è recuperabile in sede di pagamento mensile dei contributi, riportando lo sconto nel quadro D del Mod. DM10 con il codice TF01.
Da ultimo dal 2008 è concessa una riduzione dei contributi pari nel 2008 allo 0,19%, che ogni anno cresce per lo 0,28% nel 2014. Tale riduzione è concessa in relazione alla stessa
percentuale di TFR destinato alla previdenza complementare o comunque versato al fondo di tesoreria INPS. Tale riduzione si applica in via prioritaria sulle contribuzioni per assegni familiari,
per maternità, per disoccupazione e, ove necessario, per cassa integrazione, per malattia, e, ancora se fosse necessario per forte incapienza.

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