«Strada Facendo»: affolato convegno ad Oderzo ( Treviso )

Ha richiamato molti produttori vinicoli ma anche numerosi altri operatori dell’accoglienza, il primo convegno organizzato dalla Strada dei Vini del Piave con il sostegno della Regione del
Veneto, intitolato «Strada Facendo – un’identità turistica aggregata per la strada dei Vini del Piave». Convegno che è stato il primo appuntamento
ufficiale con la Strada stessa, dopo il suo riconoscimento avvenuto lo scorso anno, e che si è svolto a Palazzo Foscolo di Oderzo (Tv) sabato 10 novembre, per tracciare
le «linee guida» dell’attività della Strada dei Vini del Piave, alla luce delle esperienze acquisite anche da altre analoghe associazioni.

Convegno cui non ha voluto mancare la presidente nazionale del Movimento Turismo del Vino, Chiara Lungarotti, che ha sottolineato come «l’enoturismo è
un’attività che »tiene» benissimo anche in un periodo economicamente difficile come questo. Tanto che le prime previsioni sull’anno 2007 dicono che le vacanze in campagna
movimenteranno circa 1 miliardo di euro, coinvolgendo circa 3.5 milioni di turisti di territorio che non sono più solo appassionati di vino ma veri e propri ricercatori di
territorio«. In questo contesto, ha proseguito Lungarotti «le Strade del Vino hanno un ruolo importantissimo: oramai ci sono migliaia di cartelli che le indicano, ma una
Strada del Vino non è un semplice svincolo stradale, bensì una sorta di guida per l’enoturista. Attenzione, però, a non voler fare del produttore vinicolo un operatore
turistico: la Strada non deve essere un’agenzia o un ente di promozione turistica, ma un’insieme di realtà che cooperano per dare risalto al proprio territorio».

Concetti condivisi anche da Pierclaudio De Martin, presidente del Comitato di Gestione della Strada dei Vini del Piave che aprendo il convegno ha sottolineato come
l’associazione da lui presieduta «intende potenziare e incentivare la qualità dei prodotti e dei servizi, rivolgendo grande attenzione alla loro connotazione
locale». Esempificando anche: «Penso ad esempio ad una certificazione dell’accoglienza che garantisca il rispetto dei parametri a difesa sia del visitatore sia del gestore,
oppure ad un decalogo per le osterie tipiche perché non avvenga più che in un locale definito tale i vini locali siano proposti in una piccola percentuale rispetto a vini toscani
o siciliani, sicuramente pregevolissimi ma altrettanto sicuramente non «tipici» come l’osteria si definisce». Il presidente ha anche precisato che «sarà
necessario, quindi, adottare un piano di marketing territoriale che dovrà sviluppare una nuova consapevolezza in tutti i soggetti che ne fanno parte, anche avviando un sistema di
relazioni interno che crei condivisione di comportamenti, di obiettivi e di strategie. Inoltre, andrà redatto un patto serio e credibile per valorizzare tutti i soggetti coinvolti e
dovranno essere definiti e gestiti sia un piano di comunicazione coerente e mirato, sia dei nuovi eventi per mantenere viva l’attrattiva del territorio. Infine, andrà sempre aggiornato
il collegamento tra tutti quei soggetti che contribuiscono a creare il prodotto agroalimentare e il prodotto turistico».

Tante, insomma, le cose da fare e quelle «da non perdere di vista», così come ha sottolineato anche Giorgio Salvan che ha portato la sua esperienza di
presidente della Strada dei Vini dei Colli Euganei: «i concetti e le aspettative di una Strada dei Vino sono sempre tante ed appassionanti – ha esordito Salvan – ma
quando ci si trova nella quotidianità bisogna fare i conti con un’associazione di imprenditori animata anche da scopi economici, che dopo l’innamoramento iniziale vogliono soprattutto
chiudere il bilancio in attivo e ricevere gli aiuti promessi dagli Enti pubblici, noti per arrivare sempre con molto ritardo. Situazioni dalle quali nascono mille contrattempi che, alla lunga,
possono affossare anche le iniziative più appassionate ed appassionanti». Al suo invito a non perdere di vista né gli obiettivi né le inevitabili
difficoltà, Salvan ha fatto seguire alcune indicazioni fondamentali sulle attese dell’enoturista che visita il territorio di una Strada del Vino. «Si tratta di un turista
– ha spiegato – che a casa propria avrebbe potuto degustare i nostri vini in tutta comodità, senza spostarsi e spendendo molto meno. Se viene a visitare le nostre cantine e i nostri
paesaggi è perché vuole provare emozioni uniche e personalizzate. Per attirarlo dobbiamo fargli delle promesse, è vero, ma dobbiamo soprattutto saperle mantenere
prendendoci adeguatamente cura di lui, facendogli percepire le diversità dell’offerta di ciascuna struttura affinché possa scegliere quella che riterrà più valida.
Perché la strada non è un itinerario, ma una rete di aziende che si impegnano per offrire una rete di sensazioni, di emozioni».

E proprio alle emozioni si riferisce la Strada dei Vini del Piave che in questo convegno ha presentato anche il suo nuovo headline «Un fiume di emozioni»: un claim che vuole
sintetizzare anche l’impegno dei soci della Strada a sapersi rinnovare nella proposto ed affermare nella qualità delle stesse.

A completare la carrellata di interessanti relazioni del convegno, Elena Bisiol – Responsabile Unità Operativa Turismo della Provincia di Treviso – ha posto l’accento sul progetto
Vin Tour che l’ente provincia ha appena concluso dopo tre anni di collaborazione con partner spagnoli ed ungheresi, al fine di rafforzare la capacità di attrazione turistica degli
assetti territoriali delle aree di produzione vitivinicola. Relazione che ha messo in rilievo “i numeri” già acquisiti e le possibilità dell’enoturismo nella Marca Trevigiana,
anche in relazione a quanto acquisito e scambiato con i partners stranieri.

Strettamente tecnico ma non meno interessante, poi, l’intervento di Michela Sanson, consulente del C.I.R.V.E. – Università degli Studi di Padova, che ha presentato i diversi
sistemi di Certificazione per le Strade del Vino, illustrandone peculiarità e differenze.

A conclusione del convegno, l’intervento di Walter Brunello, Dirigente del Settore Promozione Turistica Integrata della Regione Veneto ha sottolineato che nel Veneto ci sono oggi 19
Strade del Vino e dei Sapori che contano complessivamente 968 soci: forse un po’ pochi per produrre un’offerta diversificata e personalizzata. Inoltre, ha proseguito Brunello, «Sono
molte le aziende meno strutturate che potrebbero, grazie alla Strada o ad altre forma associazionistiche, trovare maggior visibilità, ad esempio, in enoteche gestite da Strade e da
Consorzi Tutela, per andare al di là dai meri interessi personali. Perché è proprio dalla collaborazione anche con strade vicine, e penso ad esempio a quella dell’Asparago
Bianco di Cimadolmo Igp, oppure con quelle di aree geografiche vicine che la Strada dei Vini del Piave potrà trovare una grande spinta alla sua crescita. L’ampliamento della proposta non
potrà che rafforzare la percezione del turista e il desiderio di venire a visitare questo territorio, così come insegnano le fortunate azioni di promozione del vicegovenatore
della Regione del Veneto, Luca Zaia, che ha puntato con successo sull’immagine unitaria del Veneto». Quel Veneto che è la regione capofila dell’ospitalità
italiana con 60 milioni di presenze e che sostiene con attenzione iniziative come la Strada dei Vini del Piave, riconoscendone le grandi potenzialità culturali, turistiche ed economiche.

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