Stalle aperte contro rincari del 281% da mucca a tavola

Consentire l’acquisto di buon latte fresco italiano direttamente nelle stalle a mezzo euro al litro, meno di un terzo di quello acquistato in negozio, per combattere la moltiplicazione del 281
per cento dei prezzi dalla produzione al consumo che sta mettendo a rischio il futuro delle stalle italiane e gli acquisti degli italiani.

E’ questo l’obiettivo dell’iniziativa «Stalle aperte» promossa dalla Coldiretti durante il week end che vede l’adesione di molti allevamenti, dalla Lombardia alla Puglia, che aprono
le stalle per far conoscere e gustare la produzioni di latte Made in Italy.

Una opportunità per conoscere gli animali, il tipo di alimentazione e le modalità di mungitura che garantiscono la qualità e la genuinità del latte italiano che ogni
giorno arriva sulle tavole e dal quale dipende la salute dei cittadini. Grazie a speciali distributori automatici è infatti disponibile latte crudo appena munto che con le massime
garanzie dal punto di vista sanitario mantiene integre le proprietà e il sapore del latte.

Negli ultimi venti anni – sottolinea la Coldiretti – sono scomparsi i tre quarti degli allevamenti italiani che si sono ridotti da oltre 180mila a poco piu’ dei 45mila attualmente in
attività con circa 1,8 milioni di mucche che garantiscono una produzione di latte di 100 miliardi di chili ad alta qualità e costi competitivi. L’iniziativa «stalle
aperte» della Coldiretti vuole salvare dunque dall’estinzione il latte italiano che viene prodotto dagli allevatori ad un prezzo – in Lombardia dove si produce il 40 per cento del latte
italiano – di 0,42 euro al litro che moltiplica di quasi quattro volte ( 281 per cento) prima di arrivare sul banco del negozio a 1,6 euro al litro.

Secondo la Coldiretti nella insostenibile forbice tra prezzi alla produzione e al consumo c’è sufficiente margine per garantire una adeguata remunerazione agli allevatori e per non
aggravare i bilanci delle famiglie. Nonostante i forti aumenti di costi per mangimi ed energia, gli allevatori italiani sono pronti a bloccare il prezzo di vendita del latte alla stalla ai
livelli attuali per contenere con responsabilità la spirale inflattiva se un analogo impegno sarà assunto anche da industria e distribuzione.

Accanto ad una piu’ giusta distribuzione del valore all’interno della filiera latte e alla richiesta di rispetto delle regole, per evitare speculazioni a danno degli allevatori e dei
consumatori, la Coldiretti chiede anche di estendere l’obbligo di indicare la provenienza del latte impiegato in tutti i prodotti derivati per evitare che sia spacciato come Made in Italy
quello munto da mucche, tedesche, austriache o polacche. Nel 2006 in Italia – denuncia la Coldiretti – sono stati oltre 2 miliardi i chili di latte e crema di latte importati dall’estero, per
essere spesso » confusi» come Made in Italy in formaggi e latticini venduti con marchi italiani. Un inganno intollerabile che danneggia gli allevatori ed i consumatori che deve
essere fermato con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del latte impiegato in tutti i prodotti lattiero caseari: dal fiordilatte ai formaggi, dagli yogurth al latte a lunga
conservazione. Un obiettivo già raggiunto per il latte fresco con l’introduzione il 7 giugno 2005 dell’obbligo di etichettatura di origine fortemente sostenuto dalla Coldiretti. In
Italia – conclude la Coldiretti – vengono consumati circa in media per persona all’anno 55 chili di latte alimentare, 23 chili di formaggio, 2,8 chili di burro e 7,4 chili di yogurt.

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