Sì a svolta normativa per la tutela del Made in Italy

Milano – «Che la vigente normativa consenta a un giudice di affermare la liceità della commercializzazione di capi d’abbigliamento assemblati in terra tunisina come ‘Made
in Italy’ significa solo una cosa: è giunto il momento di rivedere la norma».

L’assessore all’Industria e Piccola e Media Impresa della Regione Lombardia, Massimo Corsaro, commenta così la sentenza del giudice monocratico di Livorno grazie alla quale è
stato scagionato un imprenditore di Prato dall’accusa di aver messo in commercio prodotti recanti la dicitura «Made in Italy», seppur confezionati in Tunisia.

«Quello della moda è un settore nel quale l’Italia può vantare un primato a livello di G8 – prosegue Corsaro – e dopo l’imbarazzante vicenda delle mozzarelle alla diossina
è questo il momento di serrare i ranghi e impegnarsi per promuovere le nostre eccellenze. In un frangente così delicato appare evidente la necessità di una riforma delle
leggi a tutela della nozione di origine e di qualità delle nostre merci, tanto per il mercato interno quanto per le esportazioni. Non possiamo più permetterci di compromettere
ulteriormente l’immagine dei nostri prodotti nel mondo».

«In Regione Lombardia – spiega Corsaro – molto si è già fatto grazie alla Legge regionale 1/2007 per la competitività delle imprese, che prevede fra le linee di
intervento a sostegno della crescita delle imprese anche il finanziamento di una serie di strumenti a favore della brevettazione, in difesa della proprietà intellettuale e del Made in
Italy».
«E’ giunto il momento – conclude l’assessore – di un ripensamento severo delle regole anche in ambito comunitario in modo da garantire ai consumatori la qualità di quanto
acquistato e ai produttori la certezza di poter contare su una concorrenza di mercato leale e immune da interpretazioni dovute a vuoti normativi».

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