Sale rosa dell’Himalaya, tutta la verità

Sale rosa dell’Himalaya, tutta la verità

Il sale rosa, conosciuto anche come il sale dell’Himalaya è oramai molto popolare, ma sul suo conto ci sono molti miti da sfatare. Il primo di una lunga serie è che non arriva davvero dall’Himalaya, ma dalla miniera di Kewra, una delle più grandi al mondo che si trova nel Punjab (Pakistan), precisamente nel Salt Range, una catena esterna all’Himalaya.

Sale rosa Himalaya, che cos’è

Il sale rosa dell’Himalaya presenta particolari sfumature di colori, che vanno dal rosa chiaro all’arancio, dovute all’elevato contenuto di ossido di ferro.

Il sale rosa fa bene?

Si dice che questo sale venga raccolto e lavorato a mano, ma in realtà il tutto avviene con l’ausilio di macchinari e di una ferrovia interna, poiché la quantità di sale estratto ogni anno è di oltre 300 milioni di tonnellate! Sarebbe impensabile farlo a mano. All’interno della miniera infatti, ci sono delle gallerie che si estendono per più di 40 km su 18 livelli e un’area di 110 km quadrati.

Altrettanto spesso si magnificano le qualità del sale dell’Himalaya, perché antichissimo, ed effettivamente lo è. La miniera di Khewra, infatti, produce sale dal 320 a.C. Proprio per questo motivo ha inglobato alcuni minerali, a parte il ferro, come il magnesio, lo zinco, il calcio. Tuttavia questi oligoelementi (che sarebbero 84), non sono presenti in quantità tali da avere particolari effetti benefici sulla salute. A detta di molti (ignoranti ndr) aiuterebbe a prevenire i crampi muscolari, ridurre il reflusso gastro-esofageo, la disintossicazione dell’organismo, e via discorrendo.

Il sale rosa non fa male, ma nemmeno bene, almeno non più di quello bianco. Ogni sale in commercio in Italia, infatti, deve contenere per legge almeno il 97% di cloruro di sodio, perciò deve essere quasi puro per poter essere messo in commercio. Chi pensa che il comune sale bianco provenga dal mare inquinato incappa in un errore piuttosto grossolano. Il sale che arriva sulle nostre tavole, infatti, non si produce prendendo dell’acqua di mare e facendola evaporare…

Il sale viene lavorato nelle saline, dov’è raffinato, purificato. Si fa cristallizzare quasi solo il cloruro di sodio, il quale non viene assolutamente sbiancato come sostenuto da alcuni. Il cloruro di sodio, infatti, è bianco di per sé. L’acqua rimasta invece, insieme alle sostanze di scarto, viene gettata via.

Le proprietà benefiche del sale rosa (così come gli 84 oligoelementi) non sono mai state dimostrate. All’origine delle varie bufale salutistiche sul sale dell’Himalaya ci sarebbee il biofisico Peter Ferreira, che verso la fine degli anni Novanta ha iniziato a fare conferenze e parlare delle presunte virtù del sale himalayano.

In definitiva, il sale rosa himalayano non è altro che il frutto di un’operazione commerciale e il prezzo “salato” a cui viene venduto non è assolutamente giustificato. L’unica cosa certa è che il sale, che sia bianco, rosa o grigio (della Bretagna) va consumato con moderazione per non mettere a rischio la salute di cuore e arterie.

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