Presentata a Ferrara una «Filiera virtuosa» che valorizza le nostre produzioni di qualità

Quando ricerca pubblica e privata, mondo agricolo, strutture di servizio ed utilizzatori si pongono un obiettivo concreto i risultati sono più che soddisfacenti e l’esempio della
filiera dal grano alla pasta fresca artigianale ne è la prova.

Presentati a Ferrara venerdì 28 marzo i risultati dei primi due anni di sperimentazione sulle varietà di grano più adatte per la produzione di farine destinate alla
produzione di pasta fresca artigianale, i cui primi dati sono di estremo interesse, soprattutto rappresentando un valido esempio di progetto concreto capace di dare risposte sia alla
produzione, sia agli utilizzatori e quindi anche ai consumatori.
Nei diversi interventi, che hanno illustrato sinteticamente ma in modo completo le fasi del progetto, si è colto l’interesse dei vari attori della «filiera», che per una
volta ha dimostrato di poter produrre valore aggiunto, anziché aggiungere costi.

«L’esempio di filiera illustrato qui oggi – ha rimarcato Mauro Tonello, presidente di Coldiretti Ferrara ed Emilia-Romagna – in una provincia dove le superfici a grano sono di circa
60.000 ettari, dimostra come questo tipo di accordi possa trovare aspetti di vantaggio reciproco solo quando sono i diretti interessati a mettersi in relazione ed a costruire un progetto.
Diversi relatori oggi hanno mostrato apprezzamento per i risultati ottenuti, parlando di un «made in Italy integrale», dove si assume il valore della produzione agricola di un
territorio come base di partenza per una produzione di qualità.
Ci conforta come Coldiretti considerare di non essere quindi più quei soggetti strani che nel 2000 nelle piazze di tutta Italia lanciavano un modo diverso di rapportarsi con i cittadini,
con i consumatori, con la società nel suo complesso che aveva relegato l’agricoltura, o meglio un certo tipo di agricoltura, in un angolo.

Siamo fieri di aver precorso i tempi e costruito invece un «modello di sviluppo» che oggi qualcuno dà quasi per scontato e banale.
E’ invece il frutto di anni di impegno, di fatiche, di proposte che hanno costituito la rigenerazione dell’agricoltura e che oggi danno un valore particolare al made in Italy, soprattutto
agroalimentare, nel nostro Paese ed in tutto il mondo.»
I risultati della sperimentazione biennale, che ha riguardato alcune decine di aziende agricole, tra prove parcellari ed in pieno campo, per una superficie di qualche centinaio di ettari, ha
messo in luce la fattibilità di un percorso che a partire dalla scelta varietale e da una corretta tecnica agronomica, porta ad un prodotto idonea per la preparazione di pasta fresca,
che ha esigenze maggiori rispetto alla pasta secca e che sino ad ora doveva rivolgersi al mercato estero per approvvigionarsi di semole e farine.
I pastai di CNA che hanno aderito al progetto hanno ribadito l’equivalenza qualitativa del grano e delle farine utilizzate nel corso del progetto, ponendo semmai la questione di poter disporre
di sufficienti quantità di prodotto per le loro esigenze, dove a fronte di una qualità elevata e certificata, il prezzo non è un problema rispetto all’estero.

Insomma una esperienza che ha dato ottimi risultati, e che anche l’Assessore regionale Tiberio Rabboni, ha indicato come esempio significativo di cui tener conto per altri analoghi
progetti.
«Nei prossimi mesi porteremo altri esempi di cosa è possibile fare nel nostro settore, coinvolgendo diversi attori di filiere altrettanto importanti – ha concluso Tonello –
perché occorre essere propositivi e dare un significato reale al concetto di territorio, di qualità delle produzioni, di soddisfazione economica per i produttori e di
apprezzamento dei consumatori».

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