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Piovono soldi sul fiume Po: 357 milioni di euro nel PNRR 2021-2026. Mite-AdBpo-Aipo-Regioni-Confindustria-Wwf

Piovono soldi sul fiume Po: 357 milioni di euro nel PNRR 2021-2026. Mite-AdBpo-Aipo-Regioni-Confindustria-Wwf

Comolli: “Aggiornato il Piano del 2006 già approvato. Da Torino a Venezia, fra rinaturazione, riordino dell’alveo, innovazione tecnologica, valorizzazione culturale turistica”

 Newsfood.com, 22 gennaio 2022

Il Bacino del  Fiume Po rientra nel PNRR-UE. Il MiTe (ministero della transizione ecologica) come coordinatore responsabile ha approvato un nuovo piano di interventi e investimenti che modifica una prassi oramai ferma da 50 anni.

La “valle del fiume Po” necessita di difesa del suolo e rinaturazione dell’intero territorio,  contenimento e superamento dei rischi idrologici e tutela delle acque con l’obiettivo di assicurare l’equilibrio fra la disponibilità di risorse idriche reperibili o attivabili all’interno del bacino ed i fabbisogni per i diversi usi.

Coinvolte le regioni Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, ma – novità – responsabilità in capo la MiTe. Quindi un unico responsabile e decisore che risponde all’Europa.

L’Autorità di Bacino è il soggetto referente per le azioni e misure da mettere in atto.
Piano-progetto di 357 milioni di euro. Sono già stati individuati 37 “siti-ampi” (ovvero 36 visto che uno è stato congelato e  ritirato dal MiTe stesso per eventuali conflitti di interesse riguardante la Foce del Torrente Nure a Piacenza)  di intervento lungo l’asta del fiume dal Piemonte al Veneto, oltre a 8 località riferite al solo Delta del Fiume fra Veneto ed Emilia.

E’ noto che lungo l’asta del fiume Po, cioè nell’area interna fluviale già ricadono circa 40 Siti Natura 2000, la Riserva MAB Po Grande, diversi Borghi Tutelati, oltre 15 siti riconosciuti Unesco come beni materiali e immateriali, senza contare i 100 prodotti alimentari riconosciuti Dop e Igp.

Questo vuol dire vedere un modello di intervento strategico di ampio spettro e impegno che coinvolge non più solo azioni e misure di carattere “costruttivo” strutturale e infrastrutturale lungo i 650 km dell’alveo, ma anche misure finalizzate a valorizzare la “risorsa” culturale, turistica, ambientale, ecologica che tutto il bacino fluviale possiede e che fin ora non erano viste connesse alle attività di costruzione.

Comolli gita sul PO

 

 

Chiediamo un commento a caldo a Giampietro Comolli, presidente dell’Osservatorio Paesaggio Distretto Area Fiume Po e già Ceo del progetto UnPOxExPO®© che ha avuto un grande successo di attrazione culturale portando in 200 giorni di 6 anni fa ben 600.000 visitatori, turisti del movimento lento, pellegrini moderni e che è stato il motore anche del MaB

 

Giampietro Comolli, Unesco “Un Po Grande”. Tutto dimenticato?

“E’ con interesse, e soddisfazione personale,  che vediamo  concretizzarsi non solo il vecchio progetto del 2006-2008 già finanziato dal Cipe con 180 milioni di euro, ma soprattutto il programma svolto con Aikal ed Expo Milano 2015, quale unica proposta di attrazione turistico culturale “fuori mostra”. Da aggiornare  con le più diffuse tecnologie digitali. Inoltre un investimento strutturale e infrastrutturale necessita anche di attenzione all’ambiente circostante, navigazione, accessi, ecoservizi, fruizione turistica”.

Appare un intervento di grande impatto per il miglioramento dell’ecosistema fluviale, della navigazione, della sicurezza e della qualità della vita per chi vive in quelle zone o le visita come turista. Il Po, infatti, è una delle sei aree prioritarie per la connettività ecologica e l’adattamento ai cambiamenti climatici, dove avviare una diffusa azione di ripristino ambientale, rappresentando un primo passo per la più grande e importante azione di recupero ecologico e di adattamento nel nostro Paese. in dettaglio sono  5 le tipologie di intervento: riqualificazione, riattivazione e riapertura di lanche e rami abbandonati; riduzione dell’artificialità dell’alveo e in particolare l’adeguamento dei “pennelli”; riforestazione diffusa naturalistica; contenimento di specie vegetali alloctone invasive, ma anche un incremento degli ecosistemi e il riordino dell’eccessiva canalizzazione dell’alveo fluviale.

 

Il piano “Pnrr-Fiume Po” a che punto è?       Quali gli interventi in programma? 

Comolli: “ Sulla carta il piano “Pnrr-Fiume Po” è completo in quanto agli investimenti di rinaturazione fluviale, di riordino degli argini e golene, di rimodulazione delle foci degli affluenti con le diverse casse di raccolta e contenimento-riserva acque, di eliminazione dei sedimenti inerti, di ripristino dei fondali in modo corretto per un deflusso delle acque omogeneo e costante …è previsto di abbinare interventi di ambientazione, di accessibilità, di navigazione e trasporto turistico, di frequentazione urbana.

Tutto l’alveo del fiume Po ha bisogno di un adeguamento alle diverse condizioni e precipitazioni atmosferiche e climatiche. Deflusso ecologico e irrigazione dei campi possono andare d’accordo solo con una raccolta, conservazione e rilascio delle acque piovane nei tempi diversi. Diventa urgente la riduzione del cono salino in risalita del fiume, per consentire la captazione di acqua nella zona del Polesine e del Ferrarese. Forse è anche l’occasione per avere un unico soggetto autonomo di gestione del delta del Po.

Ideale sarebbe che ci fosse un ampliamento del bacino comprendendo la foce del Brenta, dell’Adige fino a Chioggia. Lo stesso intervento sul fiume Po consentirebbe anche  una garanzia per le sabbie balneari da Ravenna a Venezia. Quindi una visione a 360 gradi che dia prospettiva anche di occupazione e di nuove imprese”

Redazione Newsfood.com
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