Pannelli solari: FAR COESISTERE AGRICOLTURA E FOTOVOLTAICO

Pannelli solari: FAR COESISTERE AGRICOLTURA E FOTOVOLTAICO

Pannelli solari: FAR COESISTERE AGRICOLTURA E FOTOVOLTAICO

L’Unione Europea ha chiesto all’Italia, Paese del Sole, di raddoppiare entro il 2033 la produzione elettrica da energia solare. Un business che, tra investimenti privati e incentivi del Pnrr, ammonta a sei miliardi di euro

 

FAR COESISTERE AGRICOLTURA E FOTOVOLTAICO Articolo si QN IL GIORNO del 18 giugno 2022

di Achille Colombo Clerici

L’Unione Europea ha chiesto all’Italia, Paese del Sole, di raddoppiare entro il 2033 la produzione elettrica da energia solare. Un business che, tra investimenti privati e incentivi del Pnrr, ammonta a sei miliardi di euro, ma che rischia di compromettere per anni la produttività agricola delle terre interessate, a causa della interruzione della coltivazione. L’Italia oggi produce energia dal solare per 21 gigawatt e deve arrivare nel tempo previsto a quasi 50 gigawatt.

A correre grossi rischi sono i terreni adibiti alla produzione agricola già pronti all’installazione di vasti complessi di pannelli solari superiori a 10 megawatt e con le infrastrutture – dai collegamenti stradali al personale – utilizzabili da subito. Nel caso in cui le Regioni si muovessero con lentezza con le concessioni il Governo potrebbe intervenire con espropri dei terreni per pubblica utilità.

Fino a dieci mesi fa, ultimi dati a disposizione, si trattava di 82.000 ettari opzionati in Sicilia (duecento le domande per realizzare grandi impianti), Sardegna (cento), Veneto (settanta) concentrati soprattutto nella fertile provincia di Rovigo, una cinquantina in Puglia, Calabria e Lazio. Sono in lizza prevalentemente aziende italiane, ma in qualche caso queste sono supportate da colossi stranieri come la Shell (idrocarburi) oppure da aziende del settore danesi e tedesche. I prezzi?  Da 2-3.000 euro annui per l’affitto di un ettaro a 20-30.000 euro per l’acquisto.

Quale la sorte della nostra agricoltura? Governo, agricoltori, associazioni ambientaliste si stanno muovendo. Un primo provvedimento governativo che limita al 10% del totale la superficie delle aziende agricole destinabile al fotovoltaico ha provocato le fiere proteste delle grandi compagnie energetiche le quali affermano che “impianti innovativi consentono sia di coltivare i terreni che di produrre energia, e non si vede quindi perché introdurre tale vincolo”.

In questo momento c’è solo tanta confusione, con le Regioni che vanno in ordine sparso, ognuna per sé. Ma come affermano gli agricoltori “su una cosa siamo stati chiari con tutti gli interlocutori politici: siamo contrari a qualsiasi spazio agricolo ceduto per il fotovoltaico a terra e anche per l’agrovoltaico, cioè gli impianti in sospensione.”

Proprio in questi giorni (15 e 16 giugno) si è svolta la conferenza sul patto rurale che ha riunito 500 responsabili politici europei, nazionali e regionali. C’è da chiedersi se la visione a lungo termine preveda anche la convivenza tra campi agricoli e pannelli solari.

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