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Paese che vai, cibo ammazza-malattie che trovi

Il cibo e la salute hanno lo stesso rapporto che hanno i pesi e le bilance. Una cattiva nutrizione, ammoniscono gli esperti, può aggravare od addirittura far insorgere determinate
patologie. Allo stesso modo, però, una determinata scelta dei prodotti per la tavola può provocare la scomparsa di alcuni malanni in quelli che la seguono. A tal proposito, gli
studiosi anglosassoni usano il termine cold spot, per indicare dove certe malattie sono pressoché ignote, contrapposto a hot spot, luoghi in cui abbondano determinati disturbi. Vediamo allora qualche dieta «scacciamorbi».

In Camerun gli abitanti si nutrono principalmente di frutta e verdura, specialmente legumi, integrate da quantità ridotte di carne e pesce. Grazie a
questo stile nutritivo (e alle feci abbondanti che produce!), hanno praticamente eliminato il tumore al colon (200.000 casi all’anno in Europa).

In Giappone, specialmente sull’isola di Okinawa, il tumore al seno ha un’incidenza bassissima. Per i nutrizionisti, merito va alle alghe e al formaggio di
soia amati dai locali, in grado di contrastare la formazione di radicali liberi, scorie prodotte dal metabolismo. Altrettanto rari i casi di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, tenuto a
bada dalla gran quantità di curry.

Nel Brasile rurale, specialmente nelle aree intorno al Rio delle Amazzoni, l’obesità è cosa rara. Parte del leone nell’evitare l’accumulo di
carne in eccesso è giocata dalla dieta, composta da foglie di taro (una bulbosa locale), zuppe di pesce, fagioli e manioca.

Il diabete, marchio di fabbrica dell’Occidente ricco ed industrializzato, non trova quasi posto nella Cina agricola ed in Messico. Ancora una volta, è legato a cosa va in tavola: in Cina il 99% delle calorie è di origine vegetale (l’1% di origine animale), mentre in Messico,
specialmente nella regione della Sierra Madre del Sur, si prediligono piatti a base di mais, fagioli e zucche.

A Creta si registrano pochissimi casi di malattie cardiovascolari. Qui le persone consumano in abbondanza alimenti con un alto potere antinfiammatorio che
contrasta infarti, ictus e arteriosclerosi: legumi, noci, aglio, erbe aromatiche, un po’ di vino, e pochissima carne nel loro menù.

Nonostante l’incidenza meteorologica, la depressione è una patologia marginale in Islanda. Gli abitanti dell’isola nordica si difendono dai disturbi
dell’umore con una dieta iperproteica, ricca specialmente di grassi omega 3: vari studi hanno chiarito che queste sostanze sono in grado di rafforzare l’attività cerebrale dei
neurotrasmettitori serotonina e dopamina, producendo un effetto benefico sugli stati d’animo.

Nelle Fiji, isole del Pacifico meridionale, le carie dentarie sono più che rare. Ciò è conseguenza dell’esclusione, dall’alimentazione
locale, di cibi a base di carboidrati: niente dolci, quindi, ma niente pane e pasta.

Concludiamo il nostro tour osservando la Sardegna. Nell’isola, in particolare nella regione montuosa del Gennargentu, si registra un’elevata concentrazione
di centenari ( 50% rispetto alla media nazionale). Merito di questa resistenza all’età va al modo di nutrirsi degli isolani, che prevede poco vino e molti vegetali.

                                                                                                                                 
Matteo Clerici