Oltre l'obbligo a 16 anni per la Toscana della conoscenza

Firenze – Andare oltre l’obbligo scolastico a sedici anni, creando le condizioni per far restare all’interno della scuola e quindi arrivare al diploma di maturità la maggior parte
degli studenti toscani, qualificare l’istruzione superiore tecnica e professionale completandone il percorso con la nuova scuola tecnica superiore post diploma, una sorta di Politecnico i cui
contorni sono ormai quasi del tutto definiti nel dibattito con il ministero e all’interno della conferenza Stato Regioni.

Queste alcune delle scelte di fondo attorno alle quali ruota l’impegno della Toscana nel campo dell’istruzione scolastica, scelte che trovano indicazioni nel piano di indirizzo generale
integrato, il documento programmatico che attua la legge su istruzione formazione e lavoro, delineando le iniziative già partite e quelle da mettere in cantiere da qui al 2010.

Obiettivo: la costruzione della Toscana della conoscenza, raggiungendo i parametri di Lisbona. Lo ha ricordato l’assessore all’istruzione formazione e lavoro Gianfranco Simoncini intervenendo
oggi all’Istituto degli Innocenti di Firenze al convegno Per la scuola dell’inclusione, organizzato dalla Regione insieme al Cidi (centro di iniziativa democratica degli insegnanti) e
all’Istituto degli Innocenti.
L’assessore ha sottolineato la scelta della Regione Toscana che, in controtendenza con la maggior parte delle regioni italiane, ha deciso di non avvalersi della possibilità di fare
convenzioni con il ministero della pubblica istruzione per i percorsi alternativi alla scuola che assolvono l’obbligo di istruzione. «In Toscana l’obbligo di istruzione coincide con
l’obbligo scolastico. E’ all’interno della scuola che i ragazzi devono acquisire le competenze di base – ha detto Simoncini – per questo è importante che i ragazzi restino almeno fino a
16 anni nel biennio delle superiori. Per noi questa è una condizione minima. In realtà vogliamo puntare più in alto, cercando di portare quanti più studenti
possibile al diploma». In ogni caso gli studenti e le studentesse toscani, al termine del biennio nella scuola superiore, potranno, se non vogliono proseguire gli studi, acquisire una
qualifica professionale oppure passare al sistema dell’apprendimento professionalizzante. «Si sta costruendo, insieme a enti locali, scuole, agenzie formative, parti sociali, un sistema
che permetta di dare riconoscibilità all’anno di formazione dopo il biennio, attraverso convenzioni con scuole ed agenzie formative e creando legami con il territorio e il mondo delle
imprese per costruire percorsi formativi che offrano reali sbocchi occupazionali».

Questa attenzione per la scuola superiore e per l’istruzione tecnica si coniuga con l’attenzione per l’autonomia scolastica, che la Regione ha sempre difeso e che si è concretizzata
anche nella generalizzazione della formula degli istituti comprensivi. «Una formula – ha spiegato l’assessore – che, garantendo una maggiore efficacia nella continuità del lavoro
didattico, costituisce un valido deterrente contro l’abbandono. Oggi in Toscana ci sono 208 istituti comprensivi, pari al 57% delle scuole di base.
Un’altra opportunità che la Toscana intende sfruttare al meglio è quella legata alla quota del 20% dell’orario scolastico che il ministero assegna alle scuole le quali possono
utilizzarla nell’ambito di indirizzi definiti dalla Regione. Fra le opzioni già espresse, che dovranno poi essere articolate anche sulla base di una concertazione fra direzioni generali
dell’amministrazione regionale, l’educazione al paesaggio, la sicurezza nei luoghi di lavoro, l’educazione alla legalità.

Barbara Cremoncini

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