Ocm Vino: un'altra sconfitta per l'agroalimentare italiano

Reggio Emilia – L’Italia perde un’altra battaglia a Bruxelles, «Il compromesso raggiunto dal Consiglio dei Ministri Agricoli sulla riforma di mercato del vino assume i toni di una
grave sconfitta per il settore vitivinicolo nazionale dove il nostro Paese detiene la leadership a livello mondiale» è il duro commento del direttore della Coldiretti di Reggio
Emilia Gianfranco Drigo su quanto deciso a Bruxelles.

«Ancora una volta la politica, commenta Gianfranco Drigo, a dimostrazione di una preoccupante debolezza, non è stata in grado di far valere a livello europeo il peso di un comparto
fra i più importanti dell’agro-alimentare e principale voce dell’export agricolo nazionale, un risultato amaro che rischia di vanificare l’impegno e i grandi successi raggiunti sul piano
della qualità da tante imprese vitivinicole italiane che avrà forti ripercussioni anche sulla produzione di vino della nostra provincia». La riforma, malgrado gli obiettivi
della proposta di luglio, riconfermando la pratica dello zuccheraggio, continuerà a favorire di fatto i produttori del nord Europa che potranno produrre vino indipendentemente dalla
vocazionalità e dalle caratteristiche delle uve. «Con il permesso di utilizzare il saccarosio e la possibilità di aumentare la gradazione dei vini in funzione delle
condizioni climatiche senza l’obbligo di indicazione in etichetta – continua in direttore Drigo – si permette di fatto la produzione di vino anche in Paesi con territori non eletti alla
produzione di vino. Questi sono Paesi dove negli ultimi tempi si sta registrando una sensibile crescita del consumo di vino e che fino ad oggi facevano ricorso, in particolare nella fascia di
qualità medio-bassa, all’importazione. Inoltre il divieto dello zuccheraggio avrebbe permesso la riduzione di parte delle eccedenze la cui gestione, fino ad oggi, è stata
complessa e molto onerosa».

Altro punto discutibile è l’etichettatura che permette per i vini da tavola di indicare il vitigno di origine e l’anno di produzione, indicazioni che fino ad oggi erano riservate solo ai
vini di qualità, facendo così incappare il consumatore non attento in «velati inganni» scambiando un prodotto di qualità medio bassa per una Doc.
Altro punto dolente per produttori e consumatori è la possibilità di introdurre nuove pratiche enologiche che secondo il direttore Drigo «sono misure che, pur nell’eccezioni
permesse all’Italia, rischiano di vanificare tutto il grande impegno fino ad oggi profuso nel miglioramento qualitativo delle produzioni vinicole». Secondo la Coldiretti «anche
l’incremento della dotazione finanziaria riconosciuta all’Italia, fortemente gravata dal peso della distillazione e dell’aiuto per l’utilizzo dei mosti, non compensa inoltre i rischi che con
una simile riforma si andranno a determinare nei confronti di un settore come quello vitivinicolo che da sempre è il biglietto da visita per il Made in Italy nel mondo».

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