Nuova procedura per la concessione dei benefici di cui all'art. 33 della legge n. 104/1992

D: In casa consistono le nuove norme e la nuova procedura per la concessione dei benefici di cui all’art. 33 della legge n. 104/1992?

R: La crescita delle domande nell’area dei permessi e dei congedi per l’assistenza ai disabili, rivolta alle strutture centrali e periferiche dell’Inps ha indotto l’Inps stesso a dettare una
nuova procedura per conseguire maggiore tempestività, trasparenza e correttezza nella concessione dei benefici in questione.

a) Per quanto attiene alla gestione informatica delle domande: tutte le domande sono sottoposte a protocollazione informatica; il provvedimento di concessione e quello di diniego dei permessi e
dei congedi sono esclusivamente prodotti dalla procedura di gestione ed inviati al lavoratore ed al rispettivo datore di lavoro.
Sul datore di lavoro incombe il diritto-dovere di verificare in concreto l’esistenza dei presupposti di legge per la concessione dei permessi citati, rispetto alla quale non ha alcuna ulteriore
discrezionalità, al di là della verifica della sussistenza dei requisiti di legge.

In tale contesto l’INPS, al cui carico è posto l’onere finanziario dei benefici in questione, interviene esclusivamente, in una logica di controllo preventivo generale circa la
congruità della richiesta con il titolo di legge, a presidio della correttezza dell’erogazione economica, tanto più laddove questa avvenga per pagamento diretto (come avviene nel
caso dei lavoratori agricoli), non potendo e non dovendo intervenire nella concessione specifica dei permessi, che rientra esclusivamente nella concreta gestione del singolo rapporto di lavoro.

b) per quanto attiene al programma di assistenza i permessi di cui alla legge n. 104/1992 che il lavoratore richiede prevedono che la presentazione, all’atto della richiesta, di un programma di
assistenza a firma congiunta con la persona da assistere, consistente in una pianificazione motivata delle modalità con cui si intendesse assistere il disabile in situazione di
gravità. Tale modalità, a garanzia del disabile e dell’Istituto, ha incontrato diverse difficoltà attuative.
L’obiettivo della suddetta programmazione è quello di poter accertare, nell’interesse del disabile e a tutela della correttezza sostanziale dell’erogazione economica, il requisito della
continuità dell’assistenza, richiesto dall’art. 33, comma 3 della legge 104/92.

c) In ordine alla validità temporale della certificazione provvisoria e per evitare che sul cittadino ricada il danno conseguente al ritardo nella conclusione del complesso procedimento
di accertamento della condizione di grave disabilità (obiettivo al quale tende la stessa ratio dell’art. 2 della legge 27 ottobre 1993, n. 423), se la commissione medica di cui all’art.
4 della legge n. 104/1992 non si pronunci entro novanta giorni dalla presentazione della domanda, l’accertamento effettuato in via provvisoria dal medico specialista nella patologia denunciata,
sempre dopo 90 giorni, è efficace fino all’accertamento definitivo da parte della citata commissione.

A tale riguardo il lavoratore dovrà allegare alla richiesta copia della domanda presentata alla citata commissione e la dichiarazione liberatoria con la quale si impegna alla
restituzione delle prestazioni che, a procedimento definitivamente concluso, risultassero indebite.
Inoltre, non essendo più previsto per la cosiddetta certificazione provvisoria il termine di validità di sei mesi, per prevenire l’eventuale indebita fruizione da parte del
lavoratore dei permessi o dei congedi in caso di mancato riconoscimento della condizione di gravità dell’handicap da parte della citata commissione, sarà cura delle Sedi
verificare periodicamente, l’esito dell’accertamento definitivo.

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