Nonostante la produzione record del 2007, i prezzi dei cereali rimangono alti

Roma, 6 dicembre 2007 – Le ultime stime della FAO attestano la produzione cerealicola mondiale del 2007 a 2 miliardi e 101 milioni di tonnellate, con il grosso dell’aumento registrato
nei cereali secondari, specialmente mais negli USA, il dato rappresenta una revisione leggermente al ribasso rispetto alle previsioni fatte dall’agenzia nel mese di novembre, ma indica ancora
un livello di produzione record, superiore del 4.6 per cento rispetto all’anno scorso.

Ciononostante i prezzi internazionali dei cereali sono rimasti alti e volatili nel mese di novembre, conseguenza della domanda sostenuta – stimolata in particolare dalla produzione di
biocarburanti -, del minimo storico toccato dalle scorte e della crescita insufficiente della produzione, principalmente grano, nei paesi esportatori, secondo l’ultimo rapporto FAO Crop
Prospect and Food Situation
(Le prospettive dei raccolti e la situazione alimentare).

L’inflazione alimentare colpisce i più vulnerabili – L’aumento dei prezzi internazionali si è tradotto in molti paesi in un rincaro dei prezzi al dettaglio degli alimenti
di base.

I più colpiti dall’inflazione alimentare sono quei paesi in via di sviluppo che dipendono pesantemente dalle importazioni per il proprio fabbisogno cerealicolo nazionale. Saranno i
settori di popolazione a reddito basso a risentirne di più, considerato che il loro apporto energetico quotidiano dipende maggiormente dai farinacei e rappresenta una fetta rilevante del
totale delle loro spese, fa notare il rapporto.

Cala il consumo di cereali nei paesi più poveri – Per il gruppo di paesi a reddito basso con deficit alimentare (LIFDC, l’acronimo inglese) il rapporto prevede che la
produzione cerealicola 2008 aumenterà solo marginalmente, e che esclusi i paesi più grandi, Cina ed India, la produzione cerealicola complessiva dei restanti paesi
registrerà un sensibile calo.

Insieme alla prevista riduzione delle quantità importate da questi paesi nel 2007/08, questo porterà ad un calo dei consumi pro-capite di cereali sia per l’alimentazione umana che
per il foraggio. Nonostante le minori importazioni, la fattura delle importazioni cerealicole dei paesi LIFDC registrerà, per il secondo anno consecutivo, un brusco aumento, a causa dei
prezzi più alti e delle tariffe dei trasporti.

Stagione dei raccolti ancora non conclusa – Nella maggior parte dei paesi del Sahel e dell’Africa orientale si sono registrati buoni raccolti cerealicoli, sebbene leggermente inferiori
rispetto a quelli record dello scorso anno, eccezione fatta per Senegal, Capo Verde e Somalia. Si prevede che la produzione calerà in modo rilevante anche in Nigeria, fattore questo che
potrebbe avere ripercussioni sui prezzi dei cereali nella regione.

In Estremo Oriente nonostante le inondazioni, le frane, i cicloni occorsi in molti paesi durante la stagione produttiva, nel 2007 si è avuta nell’insieme una produzione cerealicola
record.

Nel 2008 prospettive favorevoli per il grano – Favorevoli, secondo il rapporto, le prime proiezioni per la produzione di grano nel 2008. Con la semina invernale di grano quasi completa
nell’emisfero settentrionale, le stime più recenti indicano un significativo aumento dell’area totale coltivata a grano, in reazione agli attuali prezzi alti ed alla rimozione della
norma sulla messa a riposo obbligatoria dei seminativi per il 2008 nell’Unione Europea, il maggiore produttore mondiale. In precedenza la UE richiedeva che gli agricoltori lasciassero un 10 per
cento della terra incolta per il maggese.

Situazione critica in alcuni paesi – Assistenza alimentare d’emergenza è necessaria in Bangladesh, a seguito del ciclone Sidr dello scorso novembre che ha colpito oltre 8.5
milioni di persone.

In Zimbabwe, con un’inflazione record del 7 983 per cento, si acutizza la crisi economica, che si stima colpisca circa 4.1 milioni di persone con insicurezza alimentare. In Lesotho ed in
Swaziland, a causa della siccità gli scarsi raccolti cerealicoli per il terzo anno consecutivo precludono un miglioramento della situazione d’insicurezza alimentare della popolazione
già colpita pesantemente da povertà e HIV/AIDS.

Nella Repubblica Democratica del Congo ampi settori di popolazione sono ormai allo stremo dopo anni di conflitto e necessitano di assistenza alimentare. Aiuti alimentari sono anche necessari in
Burundi a causa degli effetti combinati degli scarsi raccolti del 2007 e del reinsediamento di profughi e sfollati.

Secondo il rapporto sono 37 i paesi che al momento stanno affrontando crisi alimentari. Per la lista completa cliccare qui.

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