Nelle controversie l'Inail può rivalersi solo sulle somme liquidate per responsabilità civile

Con sentenza del 10 gennaio 2008, n. 255, la sezione terza civile della Suprema Corte di Cassazione ha chiarito che nelle controversie per gli infortuni sul lavoro il giudice può
accogliere l’azione di rivalsa dell’Inail soltanto entro i limiti della somma liquidata e che l’Inail non può rivalersi sulle somme liquidate al danneggiato a titolo di risarcimento dei
danni morali e dei danni biologici.
Per la Corte di Cassazione, l’azione di regresso dell’Inail è esercitabile nei confronti dell’a società, ma solo entro i limiti dei principi che informano la responsabilità
civile per il danno subito dal lavoratore e non anche per quanto attiene alle somme liquidate al danneggiato a titolo di risarcimento dei danni morali e dei danni biologici.

Fatto e diritto – Un dipendente aveva convenuto in giudizio davanti al Tribunale la società lamentando che, mentre lavorava allo scarico di materiali dal cassone di un autocarro
della società di cui era dipendente, il mezzo era stato violentemente investito da un’autovettura di proprietà della società stessa condotta da un altro dipendente e
coperta da polizza assicurativa.
In seguito all’urto, l’uomo aveva sbattuto violentemente il capo per terra, aveva riportato lesioni ed aveva richiesto il risarcimento di tutti i danni subiti.
La perizia del CTU esperita nel corso del giudizio aveva accertato che il dipendente aveva riportato trauma cranico-cervicale, con frattura delle ossa del naso e delle ipofisi spinose, da cui
erano derivati postumi permanenti invalidanti nella misura del 6-8%.
Nel giudizio è intervenuto l’Inail, che ha chiesto la condanna dei convenuti al rimborso della somma di L. 128.441.903 (oltre agli interessi legali), che erano stati erogati al
dipendente quale indennizzo per l’infortunio sul lavoro.
Il Tribunale, dichiarata la esclusiva responsabilità del dipendente che aveva provocato lo scontro, lo aveva condannato a pagare la somma di L. 51.977.000, oltre interessi e
rivalutazione monetaria, in risarcimento dei danni biologici da invalidità temporanea e permanente e dei danni non patrimoniali.
Il Tribunale, inoltre ha condannato la società a rimborsare all’Inail l’intera somma da esso richiesta.
La società, allora, è ricorsa alla Corte di Appello chiedendo la riduzione delle somme liquidate in favore del dipendente e dell’Inail. Quanto a quest’ultimo, hanno rilevato che
la rendita da esso corrisposta al danneggiato, capitalizzata in L. 122.492.728, era stata determinata sulla base di una percentuale di invalidità permanente pari al 22% (di gran lunga
superiore a quella accertata dal CTU nel corso del giudizio civile di risarcimento dei danni) ed era diretta a risarcire anche l’incapacità lavorativa generica conseguita all’incidente,
venendo a comprendere parte della somma versata al dipendente in risarcimento del danno biologico.
La Corte di appello successivamente ha ridotto ad Euro 12.249,04 la somma spettante al danneggiato in risarcimento dei danni biologici e morali, mentre ha confermato la sentenza del Tribunale
in merito alla somma spettante all’Inail.

Le ragioni della società – Per la società, la Corte di appello avrebbe attribuito all’Inail una somma eccedente l’effettivo importo del risarcimento spettante
all’infortunato e l’Inail quindi non può rivendicare una somma superiore a quella effettivamente spettante al danneggiato a titolo di risarcimento dei danni patrimoniali, così
come determinata nell’apposito giudizio civile, fermo restando che l’Istituto non può in alcun modo rivalersi sulle somme liquidate in risar­cimento dei danni biologici e dei
danni morali.
Nella specie, il giudice civile (sulla base dell’esito della CTU) ha accertato e liquidato una percentuale di inabilità permanente non superiore all’8%. La somma richiesta dall’Inail con
riferimento ad una percentuale di invalidità del 20% doveva pertanto essere ridotta entro i limiti del risarcimento spettante in sede civile.

La decisione della Cassazione – Per la Cassazione, la società ricorrente non contesta il diritto dell’Inail di proporre l’azione di rivalsa, ma solo l’entità della somma di
cui può chiedere la restituzione:
La Corte, quindi, ha rigettato quanto disposto in ordine alla liquidazione dalla Corte di appello che aveva riconosciuto liquidabile l’intera somma richiesta dall’Inail all’infortunato quale
indennizzo per l’incidenza dell’invalidità sulla sua capacità lavorativa senza previamente stabilire quale somma sarebbe spettata allo stesso in risarcimento dei danni
patrimoniali, in applicazione dei principi di diritto civile, relativi al risarcimento di tal genere di danno, come se i criteri di liquidazione del diritto civile e quelli stabiliti dalla
normativa in tema di assicurazioni sociali contro gli infortuni sul lavoro venissero completamente a coincidere.
La Cassazione ha così chiarito che, nelle controversie per gli infortuni sul lavoro, il giudice può accogliere l’azione di rivalsa dell’Inail soltanto entro i limiti della somma
liquidata e l’Inail non può rivalersi sulle somme liquidate al danneggiato a titolo di risarcimento dei danni morali e dei danni biologici.
Per la Corte di Cassazione, l’azione di regresso dell’Inail è esercitabile nei confronti dell’a società, ma solo entro i limiti dei principi che informano la responsabilità
civile per il danno subito dal lavoratore e non anche per quanto attiene alle somme liquidate al danneggiato a titolo di risarcimento dei danni morali e dei danni biologici.

Suprema Corte di Cassazione, sezione terza civile, sentenza n. 255 del 10 gennaio 2008

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