Marzano (UNAPROA): «serve promozione e certificazione qualità»

ROMA – Mozzarella di bufala, pomodori, ortaggi e frutta campane sono sicure, perché tracciate e certificate. Non ci sta Fabrizio Marzano, napoletano presidente dell’Unaproa
l’Unione nazionale tra le organizzazioni di produttori ortofrutticoli agrumari e di frutta in guscio, ad unirsi al coro delle voci di chi in questi giorni parla di emergenza commerciale ed
economica per i prodotti agricoli e alimentari campani e all’Ansa dichiara che «si tratta solo di terrorismo e speculazioni da parte di chi gli ordini per le forniture non li ha persi
perché non li ha mai avuti».

E’ falso, secondo Marzano, che i prodotti campani non si vendono più, che sono stati sospesi gli ordini: «e’ una bugia di quelli che non avendo ordini dicono che sono stati
sospesi; semmai dovesse succedere sicuramente non capiterà a quelle imprese che hanno le certificazioni di controllo e tracciabilità Haccp o Eurepgap che proprio in questo periodo
potrebbero avere un vantaggio». La prova che non c’e’ crisi e’ il fatto che gli imprenditori » che operano con garanzia di prodotto tracciato – precisa Marzano – ogni mattina
portano i loro prodotti sul mercato, io stesso che ho un’azienda agricola, ogni giorno faccio l’esame della diossina». Dunque non e’ allarme per l’ortofrutta, afferma il presidente
dell’Unaproa, per il quale il problema non e’ di questi giorni «ma, casomai, relativo ai rifiuti tossici del passato».

Quello che occorre, in questo momento «difficile per la Campania che – dice Marzano – soffre anche di un fenomeno di generalizzazione sbagliato poiche’ i siti interessati dalla questione
delle discariche sono l’uno per mille dell’intera regione», e’ un accompagnamento delle imprese al mercato attraverso una promozione e una ulteriore certificazione di qualità.
«Chiederò che ci sia una maggiore certezza delle produzioni – continua il presidente di Unaproa – aggiungendo alle normali certificazioni un’ulteriore certificazione a garanzia del
prodotto campano, questo e’ lo sforzo che dovrebbe fare la Regione Campania, e’ ora che l’imprenditoria napoletana rifiuti questo modello di qualunquismo generalizzato». Sul processo che
ha portato all’acutizzarsi di una situazione già anomala in alcuni siti campani, Marzano indica un percorso di responsabilità che parte dal fallimento del progetto del
termovalorizzatore di Acerra, nato 14 anni fa, «che era rivoluzionario per l’epoca e non e’ stato attuato per colpa dell’amministrazione che non e’ riuscita a farlo, della Impregilo che
non e’ riuscita a gestirlo e della gente, compresa la Chiesa e i partiti politici che sono andati ad Acerra a manifestare per impedire che si aprisse il termovalorizzatore».

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