Legittimità dell'assegnazione di mansioni operaie all'impiegato per evitargli il licenziamento

D: E’ possibile che le Organizzazioni sindacali possano prevedere al fine di evitare il licenziamento di alcuni impiegati prevedere per gli stessi un inquadramento come operai?

R: L’art. 4, comma undicesimo, della legge n. 223/1991 consente di assegnare mansioni anche peggiorative, senza alcuna preclusione, anche attribuendo all’impiegato quelle proprie dell’operaio e
ciò si spiega, considerando che trattasi di un rimedio per evitare il licenziamento.
Con Sent. 5 dicembre 2007, n. 25313 i concetto è stato ribadito dalla suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, che ha ricordato che nell’ambito delle procedure per riduzione di
personale, il datore di lavoro può concordare con le organizzazioni sindacali il passaggio di dipendenti dalla categoria impiegatizia a quella di operai in base a quanto prevede l’art.
4, comma 11, della L. 23 luglio 1991, n. 223: «gli accordi sindacali stipulati nel corso della procedura di cui al presente articolo, che prevedono il riassorbimento totale o
parziale dei lavoratori ritenuti eccedenti, possono stabilire, anche in deroga al secondo comma dell’art. 2103 c.c., la loro assegnazione a mansioni diverse da quelle
svolte».
Nella citata sentenza la Corte ha anche chiarito che la rigidità della disciplina complessiva dell’art. 2103 cod. civ. (recante l’assoluto divieto di adibizione del lavoratore a mansioni
inferiori) viene messa in crisi dalla drammatica scelta tra perdita del posto di lavoro e conservazione dello stesso a condizioni inferiori.

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