Lavoro: giovani e Mezzogiorno le priorità

Aumento dell’occupazione totale e diminuzione del tasso di disoccupazione, questa la conclusione dell’ultima rilevazione sulle forze di lavoro Istat richiamata dalla nota ISAE diffusa oggi, ma
occorrerebbe domandarsi quale tipo di occupazione cresce e perché.

Ed ancora: perchè cresce il numero delle persone inattive? Come correttamente ipotizza l’Isae, questo fenomeno potrebbe derivare dal crescente senso di scoraggiamento che, secondo noi,
deriva dalla difficoltà di trovare un lavoro duraturo nel tempo, che dia garanzie anche per il futuro che non è solo quello lavorativo ma, soprattutto, quello familiare. Questo
soprattutto nel rispetto dei giovani di oggi che sono i lavoratori e gli imprenditori di domani. Nel 2007 il lavoro dipendente a tempo determinato è aumentato del 2,1% rispetto all’anno
precedente con un’incidenza, rispetto al totale dei lavoratori dipendenti, del 13,2%. Ha registrato una crescita tendenziale anche il part-time con un aumento rispetto al 2006 del 5,8%.

Ma sul contratto a tempo parziale va fatta una riflessione: il ricorso a questa tipologia contrattuale prevalentemente femminile , ma nel 2007 la crescita in termini percentuali ha interessato
più gli uomini ( 9,4%) che le donne ( 5%). A questi dati, vanno aggiunti quelli sui rapporti di lavoro atipico e, soprattutto, al lavoro irregolare e nero. Il lavoro a tempo
indeterminato sembra, per i giovani, essere diventato una eccezione e non la norma . Il nuovo Governo ha nelle mani, almeno per i prossimi cinque anni, il futuro delle giovani generazioni e dei
loro diritti sia come lavoratori che come persone; ha in mano il futuro di un Mezzogiorno in cui l’occupazione è rimasta sostanzialmente stabile, a fronte dell’aumento della media
nazionale dell’1% e dove è drammaticamente preoccupante il tasso di inattività delle donne (63,4%). Si può e si deve fare di più.

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