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La sfida dell’Europa e la beffa di EMA

La sfida dell’Europa e la beffa di EMA . Articolo su QN IL GIORNO del 28 maggio 2022 di Achille Colombo Clerici

Milano, 1 giugno 2022

                            Il rapporto 2021 dello studio “Tech Cities of the Future” di fDi Intelligence, testata del quotidiano Financial Times, dopo aver analizzato 76 città di 31 Paesi europei, ha stilato una classifica delle città europee più interessanti per start-up e imprenditori, collocando Milano al diciottesimo posto; unica città italiana presente tra le prime 25.

La classifica è focalizzata sull’ individuazione delle città europee con le prospettive più promettenti per le start-up, gli investimenti in tecnologia e innovazione. E fa sorgere un dubbio: la insoddisfacente collocazione di Milano è frutto di una prevenzione o di un ragionato giudizio di merito?

La classifica si comprende meglio considerando che essa non contiene una valutazione assoluta, basata cioè sul “peso” delle singole città, ma relativa, fondata piuttosto sulle prospettive favorevoli per i singoli operatori. Ma appunto sotto questo aspetto la classifica insoddisfacente (la città dovrebbe collocarsi almeno fra le prime cinque) deve far riflettere.

Milano è passata in questi ultimi vent’anni dall’esser, in campo culturale, socio-economico, istituzionale, il terminale gerarchico  del sistema-Italia ( in cui bastava lavorare e lavorare per vincere la sfida) all’essere uno dei terminali del sistema comunitario europeo: in cui la sfida si combatte sul piano della attrattività e della competitività. Essa ha dunque il compito e la responsabilità di guidare il nostro Paese nel confronto europeo.

Ma ho l’impressione che il sistema-Paese Italia si trasformi in una sorta di freno per i noti motivi legati alla storica disfunzione di alcuni settori, quali la burocrazia e la pubblica amministrazione, la giustizia, la rete infrastrutturale e dei servizi. Non basta dunque citare i dati del residuo fiscale per fotografare il disagio di questa città motore “morale” (in cui domina l’etica dell’achievement) ed economico d’Italia.  Ideale perciò sarebbe il riconoscimento di una maggiore autonomia attraverso una ‘legge speciale’ della quale si parla da anni.

Ma anche la U.E. non solo non ci aiuta nel compito, ma finisce per ostacolarci, in forza di alcuni meccanismi di formazione dell’azione politica europea che si sono nel tempo distorti e producono effetti distorcenti. Ad esempio l’azione programmatoria di governo della Commissione europea nelle politiche di redistribuzione e di riequilibrio di risorse e funzioni viene ormai spessissimo superata dalle decisioni politiche del Consiglio Europeo.

Non abbiamo dimenticato la vicenda di EMA-Agenzia europea per i medicinali destinata a Milano che ci è stata soffiata all’ultimo momento a favore di Amsterdam proprio a causa di una maldestra  decisione politica.

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