La produzione enologica italiana

La produzione enologica italiana è caratterizzata da una grande varietà di vini, parte crescente dei quali è di grande prestigio nazionale e internazionale, questo impegno
è condiviso dalle Camere di Commercio, che contribuiscono alla certificazione di qualità e di valorizzazione, attraverso le Commissioni di degustazione, e dalle Regioni, che hanno
avviato iniziative di valorizzazione di grande significato.

Le «Strade del Vino», per esempio, nascono nel 1999 per favorire e promuovere l’eno-turismo e lo sviluppo rurale; si tratta di percorsi in territori ad alta vocazione vitivinicola,
caratterizzati, oltre che da vigneti e cantine di aziende agricole, da attrattive naturalistiche, culturali e storiche particolarmente significative.

I vini più pregiati sono quelli a Denominazione d’Origine Controllata e Garantita (DOCG). Questo è un riconoscimento attribuito ad alcuni vini DOC (attualmente sono 26) di
notorietà nazionale e internazionale. Questi vini vengono sottoposti a controlli molto severi, devono essere commercializzati in recipienti di capacità inferiore a cinque litri e
portare un contrassegno dello Stato che dia la garanzia dell’origine, della qualità e che consenta la numerazione delle bottiglie prodotte. Oltre alle condizioni previste per la
certificazione DOC è obbligatorio anche l’imbottigliamento nella zona di produzione.Il consumatore deve stare attento a leggere bene l’etichetta, dove sono obbligatorie alcune
informazioni, quali il nome, della regione di provenienza e quello dell’imbottigliatore, che deve essere indicato insieme alla menzione del Comune o frazione e dello Stato membro in cui
l’imbottigliatore ha la propria sede principale. Il volume nominale deve essere indicato in litri, centilitri o millilitri, insieme alla gradazione.

I vini a Denominazione d’Origine Controllata (DOC) sono prodotti di qualità, originari di zone di dimensioni limitate. Le caratteristiche enochimiche (estratto secco, acidità
totale, ecc.) e organolettiche (colore, odore, sapore) devono rispettare i parametri dettati dai cosiddetti «Disciplinari di produzione», che fissano anche i quantitativi di uve che
possono essere ottenute per ettaro di vigneto, la resa di trasformazione uva/vino, la gradazione alcolometrica minima naturale e al consumo, ecc. In pratica, tutto il ciclo produttivo (dal
vigneto alla bottiglia) deve essere conforme a quanto stabilito dal disciplinare di produzione. I vini DOC sono controllati anche qualitativamente: prima di essere posti in commercio devono
essere sottoposti a un’analisi chimico-fisica e organolettica da parte di apposite Commissioni di degustazione, istituite presso ogni Camera di commercio, che accertano la loro rispondenza ai
requisiti prescritti dalla legge.

Infine esistono in commercio circa 120 vini italiani che riportano in etichetta la sigla IGT, Indicazione Geografica Tipica. È un riconoscimento di qualità che viene attribuito a
vini da tavola caratterizzati da aree di produzione generalmente ampie e con un disciplinare produttivo poco restrittivo. I vini IGT sono gli omologhi dei francesi «Vin de Pays» e
dei tedeschi «Landwein». Da un punto di vista qualitativo, gli IGT si collocano su un livello immediatamente inferiore a quello dei vini DOC e DOCG. L’assegnazione del marchio IGT
rappresenta un importante passo in avanti qualitativo per un gran numero di vini italiani, che dopo un quinquennio possono aspirare alla certificazione DOC, riconoscimento di migliore
qualità.

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