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La prevenzione è più forte di qualsiasi farmaco

Donna, Sana alimentazione

La prevenzione è più forte di qualsiasi farmaco. La lotta alle cattive abitudini può salvare la vita. Finisce l’era del “mangio
ciò che voglio” perché l’alimentazione è pericolosa come il fumo, sebbene non ci sia la stessa consapevolezza.

Un terzo dei tumori, infatti, si può evitare modificando la dieta, vale a dire che meno del 22% e non più del 42% delle morti per cancro
sarebbero evitabili cambiando le abitudini alimentari. “Si conosce la teoria di cosa è giusto mangiare ma non la pratica – dichiara il Prof. Umberto
Tirelli
, direttore del dipartimento di Oncologia medica dell’Istituto Tumori di Aviano.

“Obesità, fumo, abuso di alcol e poca attività fisica sono fattori prognostici favorevoli per l’evoluzione di patologie oncologiche già presenti. I lungo sopravviventi
guariti, a cui il Cro di Aviano ha dedicato una clinica, sono a rischio di altre patologie e una corretta alimentazione è indispensabile per ridurre rischio di ammalarsi. “Dagli anni 70
l’oncologia studia il rapporto tra cibo e cancro, arrivando a constatare con lo studio pubblicato per la prima volta nel 1997 e aggiornato nel 2007 “Food
Nutrition and The Prevention of Cancer” del World Counsel Research Found che, per esempio, nelle patologie del sistema gastro-intestinale in un range che va dal 30 fino al 70% la malattia
è riconducibile a ciò di cui ci nutriamo che poi costituisce le regole della salute”.

“Secondo uno studio inglese pubblicato sul British Journal of Cancer – evidenzia il Prof. Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di oncologia medica dell’Istituto Nazionale Tumori di
Aviano – il più ampio mai fatto sul cancro e le sue cause, il 40% dei tumori può essere evitato con una modifica dello stile di vita, in particolare eliminando il fumo, riducendo
l’assunzione di alcol, adottando una dieta corretta, combattendo il sovrappeso e contemporaneamente facendo attività fisica regolare a tutte le età”.

Inoltre, sul campo terapeutico, l’American Society of Clinical Oncology (ASCO) ha definito i 5 principali progressi riscontrati nel 2011:

1) Per la prima volta si è riscontrata un’aumentata sopravvivenza nei pazienti con melanoma avanzato grazie a un nuovo farmaco, il vemurafenib, che colpisce elettivamente una mutazione
genica specifica nel tessuto tumorale del melanoma;

2) uno screening eseguito su oltre 50.000 attuali o ex forti fumatori ha dimostrato che una tac del polmone a basso dosaggio fatta per tre anni consecutivi riduce il rischio di morte per tumore
del polmone del 20% rispetto a chi invece ha eseguito lo stesso screening ma soltanto con rx del torace. Una certa cautela comunque è necessaria per gli costi che questa pratica
indurrebbe e per l’alta incidenza di falsi positivi, cioè di anomalie radiologiche che non sono effettivamente tumori bensì esiti di patologie pregresse e superate;

3) un farmaco biologico dal nome crizotinib ha portato a una notevole percentuale di risposte cliniche nei pazienti con tumore del polmone avanzato che hanno una specifica mutazione
genica;

4) un altro farmaco per il melanoma metastatico, ipilimumab, è stato anche approvato e funziona attivando le risposte immunologiche del paziente;

5) si è avuta infine la prima evidenza conclusiva che l’aromasin, un ormone cosiddetto inibitore delle aromatasi, riduce il rischio di sviluppare il carcinoma della mammella rendendolo
un trattamento preventivo molto efficace per le donne in post menopausa ad alto rischio di questo tumore.

“Mentre – ricorda Tirelli – rimane basilare la ben nota prevenzione con corretti stili di vita in grado di ridurre significativamente il rischio di tumori, nuovi farmaci biologici e ormonali,
accanto al miglior utilizzo delle indagini radiologiche nei soggetti a rischio, (come i fumatori), sono già in grado di portare a progressi che, seppur non risolutivi e che non devono
indurre a trionfalismi fuori luogo, segnano la strada per il futuro, come terapie sempre più personalizzate sulla base delle alterazioni genetiche dei tumori che si vogliono
trattare.

La strada è ancora molto lunga, questi risultati sono incoraggianti ma bisognerà senz’altro incidere sulla riduzione dei costi di queste terapie che oggi stanno diventando
insostenibili per il nostro sistema sanitario. Infatti, mentre negli USA solo le assicurazioni prevedono la copertura di queste terapie, nel nostro sistema tutti i pazienti hanno diritto al
trattamento gratuito con costi faraonici a carico della economia”.

Prof. Umberto Tirelli
Direttore Dipartimento di Oncologia Medica

Primario Divisione di Oncologia Medica
Istituto Nazionale Tumori di Aviano (PN)

www.umbertotirelli.it

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