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In Mauritania il troppo non stroppia. Anzi s’impone

Mauritania

In Occidente la moda «impone» il mito della donna esile. Eteree top-model, attrici dai fisici perfetti e vallette iper-palestrate dimostrano più che chiaramente come le signore
non debbano avere chili di troppo, costi quello che costi in termini di limitazioni alimentari e rinunce della tavola, con conseguenze a volte drammatiche. Ma, se qualcuno crede che questo
costume sia universale, si sbaglia di grosso e la prova risiede in Mauritania. In questo stato dell’Africa Occidentale vige infatti la pratica del leblouh, di antica origine arabo-berbera,
consistente nel far ingrassare, tramite enormi quantità di cibo, ragazze nubili prima del matrimonio.

Tale consuetudine associa l’obesità della sposa alla floridezza economica della famiglia (fattore primario in un mondo arcaico, dove il matrimonio è più un contratto d’affari
che questione di sentimenti): essere grassi vuol dire avere potere e ricchezza, laddove un fisico esile non limita l’attrattiva fisica ma è anche «una vergogna per la famiglia in
alcuni paesi, specialmente nelle zone più remote», come spiega un’insegnante locale.

Anche in Mauritania, come in Europa esistono luoghi per modellare il proprio fisico; ma nel Vecchio continente le palestre servono a perdere peso; al contrario, nello Stato africano esistono vere
e proprie «fattorie dell’ingrasso» destinate a trasformare esili ragazzine in panciute matrone. Più nolenti che volenti: «Le faccio mangiare, mangiare e mangiare e poi
bere tantissima acqua per tutta la mattina e poi possono riposarsi. Si ricomincia di pomeriggio. Facciamo così tre volte al giorno, mattina pomeriggio e sera. A volte le bambine piangono e
urlano ma si abituano alla fine (e) arrivano a pesare tra i 60 e i 100 chili» testimonia orgogliosa Fatematou, direttrice sessantenne di una di tale strutture situata ad Atar, nel nord
desertico del Paese.

Come tutte le mode, il leblouh ha estimatori ed oppositori. Secondo stime governative, è coinvolto solo il 10% delle donne, mentre fonti indipendenti «confermano» tale
percentuale se riferita solo alle aree organizzate, ma la elevano all’80% in rapporto alle zone rurali dove il richiamo del passato è ancora forte, nonostante le campagne di dissuasione
delle autorità.

Le donne mature lo trovano ancora accettabile («Ho praticato il leblouh con mia figlia Leila quando aveva 10 anni, perché volevo che si sposasse e avesse bambini al più
presto. È la stessa cosa che mia madre, Dio la protegga, fece con me» spiega Khadija), mentre le generazioni più giovani si oppongono. I motivi sono vari: disprezzo per un
modo di fare che si considera arcaico e superato in quanto «Siamo nell’era della globalizzazione, e il fenomeno del leblouh ha perso significato, deve scomparire», desiderio di
condurre una vita attiva, soprattutto, interesse per la propria salute.

La pratica dell’ingrassamento è portatrice di numerosi problemi: ospedali e cliniche private ricoverano molte pazienti con disturbi legati all’obesità, alcune addirittura
incapacitate ad uscire di casa per il troppo peso accumulato. Particolarmente gravi sono gli effetti sulle bambine: «Sono stata costretta a sposarmi a 14 anni. Mi sento così triste
quando vedo le mie amiche con corpi snelli che frequentano le superiori» racconta Vayza, mentre Selma ricorda come arrivò a pesare 80 chili all’età di 15 anni.

Questo per quanto riguarda le donne. Gli uomini, cosa pensano? Da quanto si capisce dai sondaggi, molti preferiscono compagne atletiche, probabilmente conquistati da bellezze d’importazione come
Angelina Jolie o la nostrana Monica Bellucci, ma rimangono alcuni estimatori delle forme sovrabbondanti importate dal passato Così riassume la questione Jussuf, negoziante di 19 anni
intervistato dalla Bbc: «Vogliamo mogli magre. Ma ad alcuni piacciono grasse».

                                                                                                                                 
Matteo Clerici